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10 AGOSTO 1860: I FATTI DI BRONTE

11 Agosto 2021

Rino Piscitello

L’assassino Nino Bixio e il processo sommario

Ricordare la storia aiuta a capire la realtà e le contraddizioni del presente.

I fatti di Bronte aiutano a comprendere come quello di Garibaldi fu un colpo di stato finanziato e militarmente sostenuto dagli inglesi i quali di conseguenza pretesero la difesa di ogni loro possedimento.

Aiutano a capire anche come le speranze di libertà e riparazione dei torti subiti vennero subito spente e come, partendo da quelle premesse, 160 anni dopo la Sicilia subisca ancora un profondo divario rispetto al Nord del Paese.

I liberatori istruirono processi sommari e continuarono a dare ragione a chi aveva fatto subire torti secolari alla popolazione.

Nel 1799 gran parte del territorio di Bronte veniva donato dai Borboni a Nelson.

Da allora la maggior parte della popolazione di Bronte, contadini poveri e braccianti ma anche media borghesia, avevano sperato in una restituzione di quelle terre alla comunità.

L’arrivo di Garibaldi e i decreti del dittatore che promettevano lo smantel­lamento dei latifondi e la spartizione delle terre generarono rivolte e massacri di latifondisti in parecchi comuni della Sicilia.

A Bronte il massacro dei proprietari terrieri e dei nobili fu particolarmente cruento.

Garibaldi inviò Bixio con un battaglione di garibaldini a far cessare la rivolta e a fare (per così dire) giustizia.

Il successivo processo sommario durò soltanto quattro ore e condannò cinque persone (alcune delle quali di certo senza alcuna colpa) alla pena capitale.

Tra queste Nunzio Fraiunco, il pazzo del paese colpevole soltanto di aver suonato una trombetta di latta durante la rivolta, ucciso personalmente da Bixio dopo che era uscito illeso dalla fucilazione (evidentemente nessun soldato aveva voluto mirare su di lui).

Con quel processo sommario e quelle morti i cosiddetti liberatori cominciano il loro percorso macchiandosi di sangue siciliano.

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