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18 MINISTRI DEL NORD, 4 DEL SUD, NESSUN SICILIANO

15 Febbraio 2021

Rino Piscitello

Vogliamo fidarci di Draghi, ma questa cosa non ci piace.

Siamo convintissimi dell’autorevolezza di questo Governo nazionale e del fatto che il confronto con il governo precedente sia come una partita professionisti contro dilettanti allo sbaraglio.

Se fossimo stati in Parlamento non sarebbe mancato il nostro voto favorevole, perché crediamo comunque che si tratti di un governo provvisorio d’emergenza, un governo di tregua istituzionale a fronte di problemi gravissimi che vanno affrontati con il massimo d’unità.

Ma non possiamo nascondere che siamo fortemente preoccupati della sua composizione a trazione lombardo – veneta.

Su 23 ministri ben 18 sono di provenienza nordista (tra loro 9 lombardi e 4 veneti) e solo 4 sono meridionali.

Tra loro poi non vi è nessun siciliano.

Un’assenza totale di siciliani dal Governo nazionale non si registrava dal Governo Monti, che, come è noto, la Sicilia non ricorda con particolare nostalgia.

Siamo consapevoli che il territorio di provenienza non è mai di per sé indice di competenza, ma sicuramente spesso la diversa sensibilità verso alcune tematiche fa parte del portato culturale – territoriale di ciascuno.

Sappiamo che al Nord prevale la teoria, errata oltre che egoista e perfino un po’ razzista, che bisogna investire nelle Regioni del Paese con il più alto livello di sviluppo perché si ritiene, a torto, che l’investimento produca di più e quindi il Paese riparta più facilmente; e poco importa che non si tratta del Paese ma solo della sua parte più ricca.

Tutti sanno invece che occorre investire nelle parti meno sviluppate, per superare gli squilibri e puntare, come peraltro chiede l’Europa, sulla coesione territoriale, in quanto se riparte il Sud riparte tutto il Paese e nel Sud si aprono spazi enormi per lo sviluppo economico e quindi per le iniziative imprenditoriali di tutta l’Italia.

Ci dicono di non guardare alla composizione territoriale del Governo in quanto si tratta di un fatto casuale.

Questa affermazione è ancora più offensiva, a meno che non si creda al fatto che sarebbe potuto accadere anche il caso contrario, ossia che venissero nominati nove ministri siciliani e zero lombardi.

Vogliamo comunque fidarci di Draghi e della competenza e della storia di parecchi dei suoi ministri, ma la fiducia non potrà andare oltre le dichiarazioni programmatiche nelle quali è indispensabile che sia citato il Sud come centro degli investimenti e come motore prescelto dello sviluppo del Paese. Come è indispensabile che si prenda posizione favorevole sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto e sulla necessità che oltre il 50% dei fondi del Recovery Plan vada al Sud.

La Sicilia attende con il fiato sospeso e con la speranza di non ritrovarsi dinanzi all’ennesima delusione.

Un ultimo appello vogliamo farlo al Presidente Musumeci: utilizzi il più possibile l’articolo 21 dello nostro Statuto che recita: Il Presidente della Regione “col rango di Ministro partecipa al Consiglio dei Ministri con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione.”.

Sappiamo che la Corte Costituzionale tende a dare un’interpretazione restrittiva di quell’articolo, ma data la situazione crediamo che la presenza vada comunque richiesta per quasi tutte le riunioni del Consiglio dei Ministri.

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