21 anni fa ci lasciava improvvisamente Padre Ennio Pintacuda

Per Palermo è stato, più di chiunque altro, colui che fece nascere nei palermitani – in pieno tempo dell’omertà – il gusto della partecipazione

4 Settembre 2026

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Contributo di: Giacomo Greco

nella foto: Padre Ennio Pintacuda con Pierluigi Matta e Giacomo Greco

Nota – Questo comunicato è pubblicato integralmente come contributo esterno.

21 ANNI FA, IL 4 SETTEMBRE 2005, CI LASCIAVA IMPROVVISAMENTE PADRE ENNIO PINTACUDA. IL PADRE DELLA CONTESTAZIONE GIOVANILE A PALERMO, IL PADRE DEL MOVIMENTO “UNA CITTA’ PER L’UOMO”, DEL MOVIMENTO PER LA DEMOCRAZIA “LA RETE”. IL PADRE DELLA “PRIMAVERA DI PALERMO”.

Sì, Padre Ennio Pintacuda è stato tutto questo. E vale la pena ricordarci quello che è stato questo grande gesuita, visto che molti lo hanno dimenticato.

Voglio prendere lo spunto da quanto ho detto a Roberto Tesei, ricercatore presso l’Università di Trento, che mi ha intervistato sui legami miei con Padre Ennio Pintacuda, come l’ho conosciuto, in quali momenti e con quale ruolo.

Per Palermo, padre Pintacuda è stato, più di chiunque altro, colui che fece nascere nei palermitani – in pieno tempo dell’omertà – il gusto della partecipazione. Approfittando dell’onda del movimento studentesco, riuscì a scuotere le coscienze sulla gravità del fenomeno mafioso e a organizzare cortei di protesta contro la mafia e il malgoverno della città.

Parliamo della fine degli anni Sessanta. Il movimento studentesco palermitano iniziò a mettere le basi di una contestazione sempre più strutturata, come era già successo a Milano, fino a insediarsi anche in Sicilia e a Palermo grazie all’occupazione dell’Istituto Tecnico per Geometri “Filippo Parlatore”, dove io frequentavo il quinto e ultimo anno, quello della maturità.

Sull’onda della contestazione giovanile, a Palermo nacquero nuovi strumenti di partecipazione spontanea, i comitati di quartiere, spesso all’interno delle parrocchie: fu soprattutto il mondo cattolico a prendere coscienza di ciò che i cittadini potevano fare in una città stanca dell’immobilismo della pubblica amministrazione, incapace di risolvere problemi anche minuti ma decisivi nelle periferie.

Per ricordare quello che ha fatto Padre Ennio Pintacuda nella nostra città è necessario ripercorrere insieme sinteticamente alcune tappe del suo cammino a Palermo a partire dal 1968 in poi. Il Movimento Studentesco a Palermo e la contestazione giovanile; i Comitati di Quartiere spontanei che si riunivano prevalentemente nelle parrocchie; l’associazione di sinistra Interquartieri con cui abbiamo dialogato; il Centro SIDEP (Centro Studi e Iniziative per il Decentramento e la Partecipazione); il Movimento “Una Città per l’Uomo”; i Decreti Delegati della la Scuola che fecero entusiasmare genitori e figli per le elezioni dei consigli d’istituto e dei rappresentanti di classe; la legge regionale n. 84 dell’11 dicembre 1976 (Norme sul decentramento amministrativo e sui consigli di quartiere); il Cardinale Salvatore Pappalardo e il Convegno al Don Bosco su “Evangelizzazione e Promozione Umana”; la Radio Diocesana “Voce Nostra”, il Movimento per la Democrazia LA RETE; la “Primavera di Palermo”; gli Stage di Formazione Politica di Filaga 1992/1998; la Libera Università della Politica fondata da Padre Ennio Pintacuda nel 1994; la nomina di Padre Pintacuda nel 1998 a Presidente del CE.RI.S.DI. (Centro Ricerche e Studi Direzionali) all’interno del Castello Utveggio 1998/2016.

Dopo la sua morte a Palermo alcuni personaggi pubblici hanno fatto di tutto per fare dimenticare quanto di buono aveva fatto Padre Pintacuda, ma tanti di noi che gli siamo stati vicini abbiamo fatto di tutto per non fare dimenticare questo prete che ha dedicato tutta la sua vita a migliorare la qualità della vita dei cittadini di Palermo, della Sicilia, uscendo anche dai confini siciliani e nazionali.

Infatti, quando venne nominato nel 1998 Presidente del Cerisdi al Castello Utveggio, dopo l’esperienza degli Stage di Filaga in cui negli ultimi due anni, 1997 e 1998, si è parlato del Progetto Euromediterraneo, al Cerisdi riprese a parlare di questo progetto istituendo il Master Euromediterraneo con borse di studio per metà per giovani laureati provenienti dai paesi del Bacino del Mediterraneo e per metà per giovani laureati nelle università siciliane. Grazie ai Master Euromediterranei delegazioni del Cerisdi si incontrarono in Tunisia, in Marocco e in altri paesi del Bacino del Mediterraneo. Si sono realizzati incontri tra imprenditori siciliani e imprenditori locali, e con i Rettori delle maggiori università e dei Policlinici Universitari di questi paesi per la creazione di rapporti bilaterali tra le università , le imprese e i policlinici universitari siciliani e dei paesi visitati.

Sin dal giorno della sua morte, il 4 settembre 2005, molti si sono interrogati sul controverso gesuita palermitano. In tanti si ponevano la domanda se il suo messaggio, la sua iniziativa, fosse stata il solito grido nel deserto o se qualcuno ne avesse raccolto il testimone. In tanti si sono dati una risposta negativa. Ma quello che si è verificato a quattro anni dalla sua morte, dal 2009 in poi a Filaga, proprio in corrispondenza dell’anniversario della dipartita di padre Ennio Pintacuda, credo che abbia smentito, clamorosamente ogni affrettata conclusione. Possiamo infatti ben dire che il messaggio di padre Ennio è vivo e che i suoi estimatori hanno continuato su una strada che, sicuramente, rappresenta quel “nuovo” che da tempo in Sicilia inseguono coloro che non si rassegnano ad una quotidianità carica di pessimismo. A Filaga è stato compiuto un miracolo, sì un miracolo. Nessuno avrebbe immaginato che in assenza di un uomo come padre Ennio Pintacuda si potesse ripetere un’esperienza così carica di contenuti culturali e di valori educativi. Eppure, sotto quel tendone montato al centro di un borgo rurale sperduto nel cuore della Sicilia, si sono alternate personalità di grande rilievo, uomini di lettere e di scienza, politici di lungo o di nuovo corso, tutti animati da un grande interesse alla riflessione ma soprattutto carichi della volontà di trasmettere valori positivi.

Al centro della riflessione di Filaga non c’era tuttavia solo il passato, solo la riflessione sul tempo che fu, cioè un crogiolarsi nell’immobilismo di una storia che non guarda avanti, c’era la voglia di costruire il futuro dopo quello che è stato definito “Il crollo dei falsi idoli”, quegli idoli che hanno condizionato i processi di sviluppo del nostro tempo e sui quali si è costruito il disastro dell’oggi. Filaga ha voluto segnare una cesura, un tentativo di trovare nuove vie, una scelta che ancora non si riesce a fare perché al fondo la nostra società soffre di una profonda crisi di valori, quei valori che sono stati triturati da una realtà virtuale, una realtà in cui l’apparire ha soffocato l’essere.

Filaga è stata l’altra faccia, la faccia della speranza, la faccia dell’impegno, la faccia della sfida, e cioè il “credere al possibile”, sulla quale molti si sono spesi a cominciare dai alcuni componenti il Consiglio di Amministrazione della Libera Università della Politica, Giacomo Greco, Pierluigi Matta, Nicola Navarra e da Maurizio Carta, Pasquale Hamel ed Emilio Giammusso, componenti il il Comitato Tecnico Scientifico della LUP, e con essi tanti altri che hanno collaborato secondo le loro specifiche professionalità alla riuscita dell’evento ed hanno continuato negli anni nell’organizzazione degli altri Stage di Alta Formazione Politica di Filaga e di altre, tante altre manifestazioni.

Questi uomini, soprattutto quelli che gli sono stati vicini negli ultimi 10 anni della sua vita, continueranno ad organizzare in memoria di Padre Pintacuda tante altre manifestazioni e incontri perché non si perda il ricordo di un grande formatore delle future generazioni di amministratori pubblici che ha iniziato prima dall’insegnamento all’Istituto Gonzaga, dopo all’ISAS, dopo all’Istituto di formazione politica “Pedro Arrupe”, poi agli Stage di Formazione Politica di Filaga e infine al CE.RI.S.DI dove ha traghettato la formazione dell’Euromediterraneo mediante l’istituzione di borse di studio per giovani laureati dell’area del bacino del Mediterraneo e italiani finanziati con fondi ministeriali e titolo di studio rilasciato inizialmente dall’Università di Bologna. Bilancio, dunque, positivo che, tuttavia, non può restare isolato, che ambisce una conferma forte alla quale quegli stessi uomini che hanno operato il miracolo e, accanto ad essi, molti altri che si auspica si uniranno, dovranno dare un seguito, quel seguito a cui padre Ennio Pintacuda lavorava e che la morte inaspettata gli ha impedito di vedere, ma che non impedisce a noi di poter dire quanto sia attuale il suo pensiero politico, sul quale oggi tutti dobbiamo riflettere. Padre Ennio Pintacuda è morto da Presidente del CE.RI.S.DI ed io ho sempre pensato che lui avrebbe voluto morire proprio così, all’apice della sua carriera di sociologo, politologo e grande formatore e non da vecchio malato costretto su un fondo di letto e dimenticato da tutti. Perché in questo modo tutti saremo costretti a ricordarlo così com’era negli ultimi giorni della sua vita, come un prete che è riuscito a formare e a educare una nuova generazione di giovani politici. Quello che da allora non è riuscito più a nessuno.

NELLA FOTO: PADRE ENNIO PINTACUDA

(Nelle foto Padre Ennio Pintacuda e alcune delle persone che collaborarono con lui negli ultimi 10 anni della sua vita, dal 1995 al 2005, sia negli Stage di Formazione Politica di Filaga che al CE.RI.S.DI: Giacomo Greco, Pierluigi Matta, Nicola Navarra, Pasquale Hamel.)

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