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A VOLTE LA RETTA VIA E’ ESATTAMENTE IL CONTRARIO DELLA VIA RETTA.

7 Marzo 2021

di: Vera Greco

Immaginate una strada. La velocità è proporzionale alla sua geometria e conformazione, oltre che alla sua sezione, cioè alla sua dimensione trasversale. E’ chiaro quindi che più curve ci saranno, meno veloce si potrà andare, e che più è stretta più possibilità di intasamento ci saranno. Ora,  immaginate un’autostrada. Le curve sono rigorosamente tracciate in modo da mantenere sempre una velocità elevata, e con una sezione così ampia da non provocare imbuti o ingorghi.

CEMENTIFICAZIONE DEI FIUMI

Adesso trasferiamo il concetto ai corsi d’acqua, fiumi e torrenti. E, per prima cosa, andiamo vedere cosa fa la sapienza della Natura, nella “costruzione” dei corsi d’acqua. Intanto, vi sfido a trovare un corso d’acqua rettilineo, con argini netti e precisi, ben definiti. E’ una scommessa che si vince a amni basse, perchè la sapienza della Natura, proprio in quanto tale determina tutto l’opposto: corsi irregolari, a “meandri”, cioè con curve, più o meno larghe, argini frastagliati, dai confini incerti, con varie zone caratterizzate da vegetazione ripariale, piccoli bacini o aree di calma, una serie complessa di ecosistemi dove pullula la vita e la biodiversità. Che partono da questo principio base: rallentare quanto più possibile la corsa dell’acqua, in modo da avere contemporaneamente i seguenti effetti benefici: 

1)infiltrazione dell’acqua nel sottosuolo, filtrata dalle ghiaie e dalle sabbie, che così mentre mantiene un livello di sicurezza va a rimpinguare le falde freatiche;

2) rallentamento della velocità che consente l’infiltrazione di cui sopra e favorisce la decantazione delle sostanze solide;

3) creazione di piccoli bacini umidi dove la vita di insetti e animali acquatici pullula, e gli animali più grandi possono abbeverarsi sopratutto nell’arsura estiva; 

4) formazione di fasce di vegetazione ripariale che proteggono i terreni, al contempo filtrano le acque fitodepurandole, e arricchiscono di ossigeno e nutrienti gli ambienti, partecipando attivamente al mantenimento e potenziamento della biodiversità cioè della vita. 

Andiamo a vedere adesso invece cosa ha prodotto l’insipienza umana: tutto il contrario! E quindi procedendo nell’ordine:

1) rettifica quanto più possibile dei tracciati “meandriformi” dei corsi d’acqua fino a configurare delle vere e proprie corsie quanto più rettilinee possibili: questo significa aumento esponenziale della velocità dell’acqua, con tutto quello che comporta in termini di erosione, annullata  decantazione delle particelle solide, mancata infiltrazione delle acque per rimpinguare le falde freatiche, esondazioni quando i fenomeni temporaleschi sono di entità debordante, con le ormai tristemente sempre più frequenti “bombe d’acqua”, con enormi danni alle cose e alle persone, fino ai casi più gravi di tragedie e lutti;

2) cementificazione delle sponde che così diventano un cimitero per la vita che vi regnava prima che l’insipienza umana decidesse di essere più intelligente della Natura;

3) scomparsa della vegetazione ripariale, con tutto il carico negativo che ciò comporta sia per la naturalità del sito che per la filtrazione , la fitodepurazione, la creazione di microambienti di vita per insetti e fauna acquatica;

4) assoluta mancanza di zone di decantazione, o di fasce golenali che permettono elasticamente di adeguarsi alle portate dell’acqua, oltre a costituire un elemento di difesa per i campi o i terreni circostanti.

Se poi analizziamo anche dal punto di vista estetico-paesaggistico le due situazioni, non avremo dubbi a definire “bello” quello che vediamo nella sua espressione quanto più vicina alla naturalità originaria, e “brutto” il paesaggio tanto più lontano da essa, a testimoniare ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che la bellezza è strettamente legata allo stato di salute ecologico di un luogo, e che un paesaggio “malato” è sempre un paesaggio brutto, mentre uno “sano” è sempre da ammirare nella sua bellezza. 

Dopo decenni di arrogante presunzione tecnico-scientifica, che ci ha regalato chilometri di torrenti intubati, fiumi cementificati e rettificati, banalizzazione paesaggistica ed ambientale, perdita di naturalità e biodiversità,  ma anche di rischio idraulico, che spesso si è concretizzato, arrecando danni ingenti alle persone, all’economia e alle cose, finalmente, qualcuno ha cominciato a capire che così non solo si buttavano i soldi, e pure tantissimi, ma non si andava da nessuna parte,  percorrendo una strada sbagliata. E allora quella parte di professionisti, amministratori e operatori più accorta, intelligente e seria, ha cominciato ad analizzare le criticità prodotte, interrogandosi su quali fossero le modalità per invertire il cambio di rotta e ritornare verso una normalità consapevole. 

Nature Based Solution le chiamano, o più semplicemente l’acronimo NSB, che non è solo la modalità di risposta, ma un intero cambiamento dell’impostazione di pensiero. Letteralmente significa “Soluzioni Basate sulla Natura”; in realtà, sì, è vero, sono una serie di tecniche, ma la prima, vera, essenziale azione per la soluzione sta nel nostro cervello, e cioè nella modalità di rapportarsi non solo con questo problema, ma con tutte le relazioni tra noi e il mondo esterno. Mondo al quale apparteniamo, ma che per una egocentrica e distorta percezione di noi stessi, siamo portati a vedere come “altro” da noi, e peraltro in posizione di subalternità. Così, l’utilizzo delle “soluzioni basate sulla natura” è un esercizio sano che permette di riallinearci sui parametri vitali del pianeta.

E allora sarà finalmente chiaro che una delle cose da non fare mai più è proprio quella di “rettificare” i corsi d’acqua,  di intubarli, cementarne gli argini, distruggere la logica perfetta che li ha creati e li governa. E si capisce perchè, al di là delle differenze di nazionalità, i paesi più avanzati, consapevoli di ciò, portino avanti una serie di progetti e di azioni per “rimediare” ai danni fatti nella follia egolatra, rinaturalizzando interi corsi d’acqua con la demolizione degli argini rettificati, la ri-meandrizzazione degli stessi, la depermeabilizzazione del letto del fiume/torrente, il restauro ecologico delle aree golenali e della vegetazione ripariale. Così, un’operazione di questo genere assume i contorni di prevenzione dei rischi idrogeologici, di riequilibrio idrico, ecologico e  ambientale, e, in ultimo, ma proprio perchè il paesaggio è la sintesi olistica di svariati processi, di riqualificazione paesaggistica. In Sicilia c’è molto da fare, ma soprattutto c’è ancora moltissimo da capire. Utilizzare le ingenti risorse  del PNRR, (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per rimediare agli errori del passato e rispondere alle pressanti esigenze davanti alle quali ci pone il territorio, per riconfigurare un paesaggio che abbiamo snaturato e del quale piangiamo a tutti i livelli le conseguenze, è un’operazione lungimirante che potrà permetterci di affrontare i rischi legati alle sempre più frequenti emergenze meteorologiche con maggiore efficacia, proprio perchè restituiremo la resilienza di base che prima il territorio possedeva, e ricomponendo gli attuali squilibri insostenibili, porremo le basi di una vera ripresa, indispensabile se non vogliamo continuare ad intervenire “dopo”, quando il danno, ingentissimo, è già bell’e fatto.  

Arch.Vera Greco

Segretario  della  Sezione Sicilia  dell’Associazione  Italiana  di  Architettura  del Paesaggio

già Soprintendente  ai Beni Culturali e Ambientali  di Ragusa e di Catania

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