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APPELLO AI DEPUTATI REGIONALI DI TUTTI I PARTITI

14 Giugno 2021

di: Rino Piscitello

Prima delle elezioni vengano approvate tre norme bipartisan

A prescindere dai vincitori della competizione elettorale regionale, la Regione Siciliana ha gravi problemi di governabilità che non dipendono da chi la governa ma dalle norme che impediscono che chi vince le elezioni possa assumere le decisioni che ritiene giuste e che ha inserito nel proprio programma elettorale.

Questo giornale non ha bisogno di mascherare le proprie posizioni; le esprime infatti giornalmente.

Noi crediamo che il governo Musumeci abbia segnato una svolta enormemente positiva rispetto al governo Crocetta e che l’attuale Presidente della Regione abbia una statura adeguata al proprio ruolo e abbia in più occasioni dimostrato di essere un ottimo Presidente.

Ma la Regione Siciliana, nonostante i tanti passi avanti, resta una Regione ingovernabile.

Ci sono tre riforme che a nostro avviso garantirebbero la governabilità, a prescindere da chi ricopre il ruolo di Presidente. Ma nessuno è disposto a votarle nel corso di una legislatura.

L’opposizione non le voterà mai per non dare troppo potere al governo e gli stessi esponenti della maggioranza non le voteranno per non fare cessare il loro potere di interdizione nei confronti del Presidente in carica.

Una sorta di ricattabilità permanente.

Quali sono queste riforme?

La prima è l’abolizione del voto segreto all’Assemblea Regionale Siciliana da parte dei deputati regionali ad eccezione del voto su nomi di persone.

Il voto segreto è uno dei meccanismi più perversi esistenti in un’aula parlamentare, perché impedisce l’individuazione delle responsabilità e gli elettori non possono essere in grado di conoscere chi ha votato cosa e quindi non saranno in grado di scegliere consapevolmente alle successive elezioni.

La seconda è la garanzia per il Presidente che vince di avere la maggioranza dei deputati regionali. Con l’attuale legge questo accade molto raramente determinando cambi di casacca e ricatti continui.

Senza maggioranza il Presidente eletto non riusce ad approvare il programma promesso agli elettori e si sente continuamente dimezzato.

Occorre una riforma simile a quella dell’elezione dei sindaci garantendo comunque al vincitore il 60% dei seggi in Parlamento.

La terza riforma riguarda la legge fondamentale per un governo, ossia la legge di bilancio (oggi chiamata di stabilità). Questa è la legge che consente di realizzare il programma di governo ed è insensato che possa essere modificata dall’aula parlamentare che dovrebbe invece soltanto approvarla o bocciarla nella versione proposta dal governo.

Si potrebbe ipotizzare un disegno di legge di bilancio al quale i singoli deputati possano proporre i loro emendamenti. Il governo li valuta e a secondo del proprio giudizio li integra o meno nel testo.

Il Parlamento alla fine esprime il proprio voto favorevole o contrario sull’intero provvedimento con una sorta di voto di fiducia al governo.

Ovviamente queste tre riforme, per le ragioni che abbiamo illustrato, non hanno alcuna possibilità di essere approvate dal Parlamento.

Ed è qui che entra in gioco la nostra proposta.

I testi possono essere approvati dalla commissione competente aggiungendo ad ognuno di essi un semplice comma: “la presente legge entra in vigore nella legislatura successiva a quella in corso.”.

In questo modo l’aula potrà approvare le tre riforme senza che nessuno possa pensarle come un favore o come un ostacolo al governo in carica.

Dalla prossima legislatura però, chiunque vinca, la nostra Regione sarebbe certamente più governabile nell’interesse dei cittadini e delle istituzioni.

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