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AUTONOMIA DIFFERENZIATA. CONGELARE LA PROPOSTA

TRE ANNI PER RIDURRE IL DIVARIO TRA LE REGIONI

29 Aprile 2024

Rino Piscitello

Arriva in aula a Montecitorio la discussione generale del disegno di legge Calderoli per l’attuazione dell’autonomia differenziata dopo che il testo ha ottenuto il via libera dalla commissione affari costituzionali.

Già da oggi partirà la discussione generale e in teoria (anche se non è probabile) la Camera potrebbe arrivare già prima delle elezioni europee all’approvazione del testo che, se non vi fosse alcuna modifica, diventerà legge essendo già approvato dal Senato.

Con il passaggio in aula alla Camera del disegno di legge sull’Autonomia, caro ai leghisti, si facilita al Senato l’iter della riforma sul premierato a cui tiene moltissimo Fratelli d’Italia. L’approvazione dei due testi costituisce infatti il perno dell’accordo di maggioranza.

Il disegno di legge Calderoli ha sollevato enormi polemiche nel Paese tra chi sostiene che questo spacchi il Paese tra Nord e Sud e chi invece sostiene che possa essere utile anche alle Regioni meridionali.

L’accentuazione della polemica non aiuta la riflessione su una questione molto delicata che rappresenta in qualche modo il cuore del federalismo fiscale e delle norme di modifica della Costituzione volute dalla sinistra nel lontano 2001.

Fu infatti la sinistra, che adesso si lamenta, a voler inserire nella Costituzione italiana il terzo comma dell’articolo 116 che costituisce il perno della proposta Calderoli e che recita: “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ……… possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119.”

Non vi è però alcun dubbio sul fatto che l’assegnazione alle Regioni ricche del Nord di materie aggiuntive (con relativo mantenimento di risorse) rischia di determinare una forte ulteriore differenziazione tra Nord e Sud.

A meno che non si applichi interamente l’articolo 119 della Costituzione che prevede un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante, e, al sesto comma, le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità. E se allo stesso tempo non sono garantiti i LEP (Livelli essenziali delle prestazioni) per rendere effettivo il principio di pari dignità di accesso ai servizi di cittadini e imprese su tutto il territorio nazionale, e raggiunti obiettivi sostanziali di perequazione infrastrutturale.

Un punto di mediazione effettiva tra le parti in causa potrebbe essere appunto questo: l’approvazione della legge Calderoli con al suo interno un emendamento che ne disponga l’attuazione a partire dal 2027.

Tre anni di congelamento che consentano intanto di determinare un maggiore equilibrio tra le diverse parti del Paese per consentire la possibilità di avviare un percorso di responsabilità e di maggiore federalismo senza che questo diventi una penalizzazione delle Regioni del Sud.

Tre anni di congelamento consentirebbero peraltro verosimilmente di fare partire le due riforme fondamentali (autonomia e premierato) nello stesso momento garantendo insieme federalismo e unità.

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