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AUTONOMIA: LEGA PREPOTENTE E SINISTRA IPOCRITA

30 Gennaio 2024

Rino Piscitello

Il dibattito sull’autonomia differenziata ha assunto caratteristiche che con il merito della legge non centrano nulla.

Ognuno difende il proprio marchio e la propria immagine con un occhio alle elezioni europee.

La sinistra attacca con toni da battaglia finale sulla spaccatura del Paese che la legge determinerà e la Lega va avanti con la logica del noi non ci fermiamo perché questa è la nostra ragione sociale.

Ma nel frattempo sono tutti consapevoli che la ragione sociale non centra più nulla e che la spaccatura del Paese non dipende certo da una legge che non troverà applicazione nel breve.

AUTONOMIA: LEGA PREPOTENTE E SINISTRA IPOCRITA

Proviamo a comprendere cosa è successo, guardandolo però alla luce del passato e di quella che in Italia è stata la battaglia sul titolo quinto della Costituzione.

La sinistra urlatrice che profetizza tragedie e la scomparsa dell’Italia per frantumazione è proprio quella che ha cambiato nel 2001 la Costituzione consentendo la legge Calderoli sull’autonomia differenziata che ne è soltanto l’applicazione.

Fu la sinistra infatti, con il governo Amato a inserire il terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione che recita: “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, …… possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata ……..”

E adesso, come era ovvio, tutte le Regioni, di destra e di sinistra, hanno chiesto le “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” che alimenteranno il divario tra le diverse zone del Paese.

Dal canto suo la Lega bluffa e tenta di vendere un risultato pieno che non ha per nulla conseguito.

Un emendamento aggiunto alla legge e presentato da Fratelli d’Italia ne depotenzia infatti largamente gli effetti e mette in dubbio perfino la sua attivazione.

L’emendamento richiede per attivare le competenze delle Regioni nelle materie aggiuntive che vengano prima garantiti i LEP su ogni materia.

I LEP sono i livelli essenziali di prestazione che individuano la spesa procapite obbligatoria che deve essere comunque garantita prima che le Regioni acquistino le loro nuove competenze.

Ebbene, i LEP non potranno di certo essere garantiti in questa fase per ragioni sia politiche che economiche, e questo determinerà la paralisi della legge.

Ma siccome i partiti, più che al merito, guardano ai risultati delle elezioni europee, questo non interessa a nessuno.

La sinistra ipocrita diffonde lo spettro della divisione del Paese e la Lega deve vendersi il prepotente conseguimento dello storico obiettivo.

Ma quali sarebbero i pregi e i difetti di una legge che vorrebbe decentrare gran parte dei poteri alle regioni?

Un pregio sarebbe di certo la responsabilizzazione degli amministratori regionali che potrebbero essere giudicati con il metro degli obiettivi raggiunti e del confronto con le altre regioni.

E non sarebbe poco, costringendo i cittadini ad una valutazione concreta e non ideologica.

Ma due difetti cancellano ogni pregio.

Il primo è dato del divario preesistente tra le differenti aree del Paese che la legge non recupera. Una sorta di “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, scurdammoce o’ passato”.

Per questo va detto chiaro che l’autonomia differenziata è la benvenuta solo dopo il superamento del divario economico, sociale e infrastrutturale dei diversi territori.

Il secondo difetto ci riguarda da vicino. La legge che assegna competenze speciali alle altre regioni trasforma le Regioni a Statuto speciale come la nostra in regioni ordinarie, spesso con competenze inferiori alle altre. Una legge sull’autonomia differenziata deve prima ampliare garanzie, competenze e specialità della Sicilia e delle altre Regioni ad autonomia speciale. E la prima garanzia si chiama attuazione concreta delle norme costituzionali sull’insularità.

Chiudo con un aneddoto che incredibilmente risponde a verità.

Un politico italiano ha dichiarato giusto ieri di non poter accettare il fatto che “il reddito medio pro-capite di un cittadino del mezzogiorno è del 56,2% inferiore di uno del Nord”.

Sapete chi è quel politico? È Roberto Calderoli, padre della legge sull’autonomia differenziata.

Bene, onorevole Calderoli. Portiamo prima quella differenza a zero e facciamo sparire il divario.

E solo dopo, tutti insieme, approviamo l’autonomia differenziata.

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