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BENI CONFISCATI ALLA MAFIA: GESTIONE FALLIMENTARE

17 Febbraio 2021

di: Umberto Riccobello

Relazione unitaria della Commissione Antimafia

“Il rischio è che lo Stato e l’intera comunità nazionale,
perdano la sfida lanciata alla mafia da Pio La Torre e Virginio Rognoni
con la legge che porta il loro nome: i numeri sono impietosi e parlano
di un tasso altissimo di mortalità delle aziende confiscate e una
percentuale ancora insufficiente di riuso dei beni immobili
confiscati”. Lo spiega Claudio Fava, presidente della Commissione
antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana che oggi ha approvato all’unanimità la relazione conclusiva sui beni sequestrati e confiscati alla mafia in Sicilia. Otto mesi di lavoro e settantuno audizioni.
Dalla relazione si evince che è da ripensare l’intero sistema dei beni confiscati..

In particolare, in Sicilia i dati sono impietosi. Su 780 imprese
definitivamente confiscate, solo 39 sono attive e solo 11 su 459 non sono state poste in liquidazione.

È assente un approccio manageriale da parte dell’Agenzia. Poca sinergia
istituzionale fra i soggetti (Agenzia, coadiutori giudiziari, enti
locali, prefetture, tribunali…). Manca un reale sistema di sostegno
delle imprese confiscate, spesso disarmate di fronte ai sabotaggi del
mercato e al ritorno di fiamma di Cosa nostra. Troppi i beni immobili
che risultano ancora occupati da coloro a cui erano stati confiscati:
per lo Stato e per la società civile, danno e beffa insieme.

La Commissione nei prossimi giorni proporrà un
disegno di legge regionale per l’aula e una legge voto per
il Parlamento nazionale, per intervenire in modo concreto su alcune norme del codice antimafia.

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