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CAMERE COMMERCIO: ANCHE SIRACUSA MOLLA CATANIA

12 Agosto 2021

di: Rino Piscitello

Adesso si trovi rapidamente una posizione unitaria in Sicilia

Le associazioni di categoria della provincia di Siracusa prendono con un documento definitivamente le distanze dalla cosiddetta Camera di Commercio del sud est che è stata sciolta con un emendamento presentato al decreto sostegni bis dai deputati Stefania Prestigiacomo, Nino Minardo, Paolo Ficara, Filippo Scerra e Fausto Raciti.

Pur sostenendo con determinazione l’impossibilità di una Camera di Commercio che vada da Trapani a Siracusa, dichiarano infatti in modo chiaro, come finora non avevano fatto, che “la nuova norma consente di riaprire il dibattito sulla necessaria revisione dell’attuale sistema di accorpamento delle Camere di Commercio del sud est, che ha visto sempre marginale e ininfluente il ruolo delle imprese siracusane …”.

A questo punto il potente, di fatto ex, presidente della Camera di Commercio, Pietro Agen, si trova sempre più isolato e supportato solo dal suo fido Presidente regionale di ConfCommercio, Gianluca Manenti.

Le stesse pesanti pressioni nei confronti di Musumeci affinchè la Regione impugni la nuova norma (peraltro con possibilità di successo quasi nulle) appaiono destinate a non trovare alcuno spazio.

La Camera di Commercio cosiddetta del sudest sembra a questo punto definitivamente archiviata.

Compito della Regione e di tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, è quindi adesso di fare in modo, sentite le associazioni di categorie, che unanimemente dalla Sicilia (Regione a Statuto speciale) venga avanzata con forza la richiesta di cinque Camere di Commercio anziché quattro, garantendo la possibilità di istituire, oltre alle tre Camere delle province metropolitane, anche una Camera di Commercio che comprenda le province di Trapani, Caltanissetta e Agrigento e un’altra che comprenda le province di Siracusa, Ragusa ed Enna.

La soluzione determinata dalla nuova norma, ancorché nell’immediato assolutamente necessaria per sbloccare un sistema chiuso, è infatti difficilmente gestibile, attese, come segnalato dalle associazioni di categoria, “le difficoltà di gestione di una circoscrizione camerale di dimensioni così elevate, e la profonda differenza del contesto socioeconomico di provincie così distanti fra loro.”.

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