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CAMERE COMMERCIO: NESSUNA IMPUGNATIVA CONTRO LA NUOVA NORMA

21 Agosto 2021

Rino Piscitello

Vane le pressioni di chi chiedeva il ricorso alla Corte Costituzionale

Il Governo regionale ha deciso di non ricorrere alla Corte Costituzionale contro la norma sulle Camere di Commercio siciliane approvata dal Parlamento nazionale.

Come è noto, con un emendamento al decreto “Sostegni bis” dell’on. Stefania Prestigiacomo, insieme ai colleghi Minardo, Ficara, Scerra e Raciti, è stato smantellato il vecchio e assolutamente insoddisfacente assetto delle Camere di Commercio siciliane, staccando Siracusa e Ragusa dalla cosiddetta Camera del sud-est, nella quale Catania aveva assunto un oggettivo ruolo di dominus.

L’operazione aveva richiesto, dato il numero fisso di 60 Camere di Commercio in Italia stabilito dalla legge Madia, la forzatura di prevedere (ovviamente non immaginandola come reale soluzione defdinitiva) una super Camera di Commercio per Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Agrigento e Trapani, in attesa della definizione di una proposta unitaria di assetto nell’isola.

La reazione dei poteri forti siciliani era stata furibonda e fortissime erano state le pressioni affinché il Governo regionale facesse ricorso alla Corte Costituzionale avverso alla norma.

Queste pressioni sono fortunatamente risultate vane e chi le ha avanzate è uscito pesantemente sconfitto.

Il Governo Musumeci ha quindi dato mandato all’assessore alle Attività produttive di provvedere a ridisegnare l’assetto degli enti camerali nell’isola.

Per farlo occorrerà attorno alla proposta il massimo di unità di maggioranza, opposizione e associazioni di categoria, in quanto tutti sanno che l’unica soluzione possibile per la Sicilia prevede 5 Camere di Commercio.

Alle tre Camere delle città metropolitane dovrebbero aggiungersene altre due: una formata da Siracusa, Ragusa ed Enna e l’altra da Agrigento, Caltanissetta e Trapani.

Questa soluzione però richiede una Camera in più delle 4 attuali e questo risultato si può ottenere soltanto con una pressione unanime dell’intera Regione e una trattativa determinata con il Governo nazionale.

Con la certezza che nessuno potrà opporsi a una proposta unanime avanzata da una Regione a statuto speciale come la Sicilia.

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