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CAPITANO ULTIMO. PERICOLOSE PAROLE IN LIBERTÀ.

UN PERICOLOSO INCROCIO DI BUONA FEDE E MANCANZA DI COMPETENZE

7 Giugno 2024

Rino Piscitello

Sergio Di Caprio Capitano Ultimo

In foto: Sergio Di Caprio o Capitano Ultimo

Lo ha detto di nuovo. Sergio Di Caprio, candidato con la lista Libertà di Cateno De Luca alle europee, meglio conosciuto come Capitano Ultimo ha ribadito la sua sconvolgente e pericolosissima idea.

“Togliere il diritto di voto e impedire l’accesso al mondo del lavoro ai parenti e affini di primo e secondo grado dei mafiosi, a meno che non dimostrino di aver chiuso con i loro familiari mafiosi condannati.”

L’ultima volta che lo aveva proposto valeva solo per i parenti, adesso l’ha estesa anche agli affini. L’aveva pensata per genitori, fratelli e figli, adesso l’ha estesa a suoceri e cognati.

Una proposta che cozza con il buon senso, con la Costituzione e anche con il semplice sentimento di umanità.

Una follia vera e propria, ma anche la prova provata che in politica la buona fede non basta se non è unita ad un minimo di competenza.

Anzi a volte sono proprio quelli in buona fede che avanzano le proposte più pericolose dal punto di vista sociale.

Lo diceva Ovidio nelle Metamorfosi: “Verum velle parum est”, ossia volere la verità non basta. Che, detto in altre parole, conferma la famosa affermazione “di buone intenzioni è lastricata la strada dell’inferno.

Provate a immaginare cosa succederebbe a una società nella quale il nipote o il cognato di un mafioso, che magari non hanno mai avuto con lui rapporti di alcun tipo, scoprissero di non potere lavorare e di non godere di alcun diritto politico a meno di un sconfessione pubblica.

Far perdere il lavoro e i diritti politici per parentela è un’idea alla quale neanche le dittature sono ancora arrivate.

Ma ci è arrivato il Capitano Ultimo.

Evidentemente non ha mai sentito parlare della Costituzione che per fortuna ci garantisce anche dalle idee bislacche. Ma non avrà sentito neppure parlare della Bibbia dove si legge che le colpe dei padri non devono ricadere sui propri figli (pensate sui nipoti e sui cognati).

Ma il Capitano Ultimo non ha tutte le colpe. Una buona parte le hanno coloro che hanno deciso di candidarlo per la sua celebrità e senza chiedergli neppure cosa pensava

Cateno De Luca o Ismaele La Vardera potrebbero a questo punto dirci cosa ne pensano di questa immaginifica proposta.

Prendano le distanze o, se hanno coraggio, dicano di essere d’accordo.

Da parte nostra proveremo a farlo sapere.

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