CARCERI: ANCORA AGENTI AGGREDITI E FERITI

VIOLENZE A TRAPANI E PALERMO, I SINDACATI ANNUNCIANO LO STATO D'AGITAZIONE

5 Settembre 2026

Redazione

nella foto: il carcere di Trapani

Le istituzioni competenti ritengono davvero che la situazione attuale nelle carceri siciliane sia ancora tollerabile? È la domanda che sorge spontanea di fronte al bollettino di guerra che emerge quasi quotidianamente dai penitenziari dell’isola, dove l’incolumità del personale di sorveglianza è ormai affidata al caso. Le strutture della regione si sono trasformate in un teatro perenne di violenza, all’interno del quale gli operatori di polizia svolgono i propri compiti in condizioni di costante esposizione al pericolo, come confermano ancora una volta i gravissimi episodi registrati nelle ultime ore a Trapani e a Palermo.

Nel reparto Mediterraneo della Casa circondariale di Trapani, un ispettore è stato vittima di un vero e proprio agguato. Mentre percorreva il piano inferiore della struttura, l’ufficiale è stato investito alla testa da un getto d’olio bollente scagliato deliberatamente dall’alto da un recluso. Il poliziotto ha riportato severe ustioni ed è stato trasportato d’urgenza in ospedale per ricevere le cure necessarie alle lesioni subite.

Non meno critica appare la condizione operativa all’interno del penitenziario Pagliarelli di Palermo. In questo istituto, un agente di servizio è stato aggredito fisicamente dopo aver intimato a un detenuto il rientro nella propria cella. Di fronte al rifiuto dell’uomo, il tentativo di riportare l’ordine si è trasformato in un’aggressione brutale. Il poliziotto ha dovuto far ricorso al pronto soccorso, dove gli sono stati riscontrati un trauma cranico e facciale, unitamente a contusioni agli arti superiori.

Tali episodi, vere e proprie azioni criminali, seguono di pochissimi giorni i disordini divampati a Siracusa-Cavadonna, culminati nella protesta dei detenuti sui tetti, nella devastazione di interi reparti, nella distruzione dei sistemi di videosorveglianza e degli impianti fotovoltaici e nel ferimento di ben undici operatori, alcuni dei quali costretti a manovre estreme per mettersi in salvo.

Gli appelli a intervenire con leggi e misure straordinarie non si contano più. Le organizzazioni sindacali continuano a richiedere al Ministero della Giustizia e all’Amministrazione Penitenziaria interventi non più rinviabili: l’adozione di sanzioni rigorose, lo sfollamento delle strutture saturate dall’eccesso di presenze, la revisione delle dotazioni di sicurezza e la modifica dei regolamenti interni circa la gestione dei materiali potenzialmente pericolosi nelle sezioni a rischio. Si sollecitano inoltre corsi di formazione specifici, il rafforzamento degli organici e l’installazione di barriere fisiche atte a impedire il lancio di oggetti o sostanze tra i diversi livelli dei reparti.

A farsi portavoce di questa esasperazione è Mimmo Nicotra, presidente nazionale della Confederazione sindacati penitenziari (Consipe), il quale fa sapere che la misura è ormai colma. Qualora da Roma e dal Provveditorato Regionale non dovessero giungere risposte immediate e interventi concreti nel giro di poche ore, l’organizzazione sindacale avvierà formale stato di agitazione su tutto il territorio nazionale, dando vita a visibili iniziative di protesta per difendere l’incolumità e la dignità dei lavoratori.

Di fronte a una catena ininterrotta di aggressioni, devastazioni ed emergenze strutturali gestite soltanto grazie allo sforzo individuale degli operatori, la realtà appare evidente ed è ufficiale: lo Stato ha perso. Le promesse di riforma si infrangono quotidianamente contro la cruda realtà dei reparti, lasciando il personale a presidiare un’emergenza permanente senza le giuste garanzie di sicurezza che ciascun lavoratore dovrebbe vedersi riconosciute.

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