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CATENO DE LUCA IN LIBERTÀ TRA ESPULSIONI E MINACCE

TUTTI ACCUSATI DI SCARSA RICONOSCENZA

8 Maggio 2024

Rino Piscitello

Cateno De Luca

Le previsioni per il partito di Cateno De Luca sulla base dei sondaggi e degli stati d’animo dei militanti non lasciano molto spazio all’ottimismo.

I sondaggi non schiodano da una pur generosa percentuale che non raggiunge il 2% e lo stato d’animo dei militanti è sul pessimo, soprattutto dopo la polmonite che lo ha costretto a fermarsi.

Raccontano che il leader (anzi, guardando il modello di partito, potremmo definirlo il Caro Leader) è sempre più nervoso.

E come ogni leadership responsabile (sigh), quando le cose vanno male, Cateno De Luca se la prende con il popolo (dei militanti).

Si lamenta che attorno a lui proliferano arrivisti e opportunisti.

Non può neanche gridare: i medici glielo hanno proibito.

Se la prende persino con i due principali fedelissimi: il sindaco di Messina, Federico Basile e il coordinatore regionale del movimento, Danilo Lo Giudice.

Al primo chiede di azzerare assessori e sottogoverni e procedere al rimpasto. Al secondo di buttare fuori chi non si impegna con l’energia necessaria.

Accusa tutti di essere parassiti e di essere presenti solo per farsi notare da lui e un attimo dopo sparire.

“Chi vuole andare via, lo faccia ora” dice, accusando molti di avere un ruolo solo grazie ai suoi sforzi.

E c’è già la prima vittima. Alessandro De Leo, deputato, che è stato espulso dal gruppo parlamentare verosimilmente per scarso rendimento senza neppure che qualcuno lo avvisasse per tempo.

Gli viene rimproverato un palese disinteresse verso le iniziative del partito e viene accusato di buoni rapporti con Forza Italia.

L’espulsione è stata improvvisa e nessuno ne ha dato alcuna spiegazione, tranne un generico “venir meno del rapporto fiduciario”. Il deputato dal canto suo si è detto stupito e rammaricato.

Si aspetta una reazione del Presidente dell’Ars che non può certo consentire che il rapporto che lega un deputato a un gruppo parlamentare sia tanto effimero da apparire illegittimo.

D’altra parte i parlamentari deluchiani all’Ars erano arrivati in 8 e adesso sono 5.

Il primo ad andare via è stato Salvo Geraci, sindaco di Cerda, passato alla Lega. Poi Salvo Giuffrida passato alla DC non appena subentrato per un ricorso a Davide Vasta. E adesso De Leo.

Qualche mese fa lo ha mollato persino la fedelissima Dafne Musolino, una dei due parlamentari nazionali eletti , che è passata con i renziani.

Se continua così, rischiano di essere definitivamente compromessi gli obiettivi della campagna “Cateno De Luca sindaco di Sicilia”, ossia l’agognata, anche se un pò troppo ambiziosa. elezione a Presidente della Regione.

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