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CONOSCI TU IL PAESE DOVE FIORISCONO I LIMONI?

1 Marzo 2021

Vera Greco

Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro,
Una brezza lieve dal cielo azzurro spira,
Il mirto è immobile, alto è l’alloro!
Lo conosci tu?
Laggiù! Laggiù!
O amato mio, con te vorrei andare! ( J.W.Goethe, 1795)

Oh, si, lo conosciamo bene noi questo paese, e non abbiamo bisogno di desiderare di andarci, perchè ci viviamo! Wolfang Goethe  se fosse vivo, penserebbe che non c’è popolo più felice di noi, che abbiamo questo privilegio di essere nati e viverci, in questo paese di sogno. E invece, non solo non affidiamo neanche un grammo della nostra felicità al fatto di trovarci nei luoghi oggetto del desiderio del sommo scrittore, ma anche neanche facciamo più caso a  quell’oro agrumato e profumato che rimane appeso tristemente ai rami ad avvizzire, per poi cadere con un triste tonfo a terra, e disfare così le sue preziose energie e qualità senza essere stato compreso, curato, ammirato, raccolto, venduto e infine mangiato,con enormi vantaggi del nostro corpo e delle nostre difese immunitarie.

Ma che cosa è successo? Come mai da una ricchezza che ha connotato il boom agricolo del dopoguerra adesso ci siamo ridotti nel migliore dei casi a pareggiare le spese,  mentre nel peggiore gli alberi sono lasciati a se stessi, preda dell’incuria e delle erbe infestanti, con un tappeto di frutti a terra che marciscono, e i rovi che avanzano inesorabilmente?

Eppure, mai come oggi siamo stati così informati sui benefici degli agrumi, sulle proprietà antitumorali degli antiossidanti, sul contenuto debordante di vitamine, sali minerali che ci regalano gli agrumi, sulle componenti organolettiche, sugli olii essenziali che conferiscono anche alle bucce un valore molto alto, sui pigmenti coloranti naturali, addirittura sulle enormi possibilità di impiego come materiali tessili (orangefiber, per esempio, una start up che utilizza le bucce delle arance per farne fibre per un tessuto), o mangime di qualità per gli animali, oltre ai preziosi fiori di zagara nei profumi maschili e femminili e a altre molteplici possibilità.

Non c’è bisogno di essere esperti economisti per comprendere come il villaggio globale, con le sue aberrazioni e distorsioni, con la sua sostanziale ingiustizia e iniquità sociale che ricerca manodopera sempre più a bassoprezzo, abbia inquinato non solo il terreno e le acque ma anche il cosiddetto mercato. In nome di un finto progresso e di liberalizzazione dei commerci, sono stati stravolti i principi che lo regolavano, avendo come obiettivo il bieco profitto, senza curarsi dei disastri economici e ambientali che questo avrebbe prodotto. Il risultato è che in Italia, e, cosa ancora più grave in Sicilia, non si commercializza principalmente il prodotto nazionale e locale, ma quello che proviene da mercati esteri, molto spesso senza la garanzia del rispetto di quegli standard minimi di qualità e salubrità stabiliti nel nostro Paese, e sempre con la certezza che il prezzo così basso e conveniente della merce corrisponde sempre allo sfruttamento del lavoratore, alla negazione di garanzie minime sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, e a nessuna previdenza sociale.

Perchè invece qui i costi del lavoro non sono “competitivi”, come si dice in gergo. E allora che fare? Lasciare al loro destino di rovi(na) gli agrumeti siciliani? Imitare i pessimi esempi esteri violando i diritti minimi dei lavoratori? Sfruttare industrialmente e insostenibilmente i terreni con fitofarmaci pesticidi e concimi per ottenere una resa maggiore tale da compensare le perdite con maggiori quantità di frutto? Ognuna di queste ipotesi è una debacle per tutti: per i lavoratori, per i proprietari, per il paesaggio, per la salute, per l’impoverimento del terreno che, sottoposto a questo forte stress, viaggia verso la sterilità e quindi la desertificazione.

E d’altronde, non possiamo cambiare da soli le regole di un mercato globale che ci schiaccia e ci sovrasta. Ma una cosa possiamo farla: renderci conto di quanto sia cambiata adesso la percezione dell’importanza della salute, anche in rapporto non solo alla recente pandemia, ma anche a tutte le malattie, primi tra tutti i tumori, ma anche le allergie, le malattie autoimmuni,ecc. E, giocoforza, se siamo arrivati a questo punto abbiamo anche capito l’importanza di orientarsi verso un’agricoltura biologica, non solo perchè preserva il terreno dai veleni dei diserbanti e dei pesticidi, dall’aggressività dei concimi chimici e dai fitormoni, ma anche e soprattutto perchè tutti i veleni e i composti chimici che mettiamo nel terreno, o che spruzziamo sull’apparato foliare e fruttifero, vengono assorbiti dal nostro organismo. Non ci vuole molto a capire che più sano è un frutto e più sano sarà il nostro organismo! E, guarda un po’, i dati ci confermano che mai come adesso i supermercati biologici, o i mercatini a km 0 hanno avuto un exploit e il trend è in ascesa, nonostante i prodotti biologici costino quel tantino in più di quelli a basso prezzo, di massa e reperibili nei discount, soprattutto quelli hard. Allora, siamo ancora così convinti che non è conveniente investire sul biologico e riconvertire le produzioni?

E’ chiaro, è necessaria una strategia regionale che viri verso la riconversione e l’indirizzo dei singoli produttori verso un utilizzo sostenibile dei terreni agricoli e una produzione che si inquadri nella tipologia del “biologico”. Certamente è necessario rivedere l’impalcatura dei contributi  o delle agevolazioni concesse, così come un coordinamento territoriale tra produttori, grande e piccola distribuzione, ma anche è necessaria la formazione, l’assistenza, un processo di “accompagnamento”, un tutoraggio da parte della Regione e degli organismi che si occupano di sviluppo e associazionismo in agricoltura, come ad esempio la Coldiretti. Ma questo è un mercato dove la Sicilia può avere un ruolo pragmatico e forte, in virtù dell’eccellenza dei suoi prodotti, della cultura e del brand del territorio. E dove la nostra agricoltura può competere con i costi dei concorrenti, puntando sull’innalzamento della qualità certificata del prodotto. E dove, finalmente anche noi potremmo accorgerci che l’oro dei limoni e delle arance dei versi di Goethe, è più prezioso di quello che si trova in gioielleria.

Foto in alto: un giardino di limoni; in basso: arance a terra.

Arch.Vera Greco

Segretario  della  Sezione Sicilia  dell’Associazione  Italiana  di  Architettura  del Paesaggio

già Soprintendente  ai Beni Culturali e Ambientali  di Ragusa e di Catania

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