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DC, PATTO FEDERATIVO CON NOI MODERATI

MA TANTI, TANTI, TANTI MAL DI PANCIA

9 Maggio 2024

Rino Piscitello

La DC e Totò Cuffaro

Alla fine la DC ha fatto il passo che mai avrebbe voluto fare. Ha stretto un Patto Federativo con Noi Moderati, la formazione politica di Maurizio lupi e Saverio Romano.

E di conseguenza ha deciso di dare il proprio voto a Forza Italia e la preferenza a Massimo Dell’Utri, candidato di Noi Moderati dentro la lista.

L’ufficio politico nazionale della Democrazia Cristiana ha condiviso la proposta, ma i mal di pancia sono stati tantissimi e le ragioni comprensibili.

Intanto perché la DC, almeno in Sicilia, è enormemente più presente dei cugini Noi Moderati e quindi dover passare, per avere un ruolo, dalle forche caudine degli amici-rivali non è quanto di meglio potessero auspicare.

In secondo luogo perché la scelta non rende totalmente visibile e distinguibile l’impegno elettorale dei democristiani.

Vi è poi una terza ragione di delusione. Il dover votare la lista di Forza Italia passando dalla porta di servizio con il divieto esplicito di passare dalla porta principale.

Il voto della Democrazia Cristiana a Forza Italia non è stato infatti nemmeno richiesto e anzi in qualche modo è stato persino non auspicato.

Le umiliazioni che la DC e Cuffaro hanno rimediato in questa fase verranno di certo ricordate e potrebbero persino avere in qualche modo compromesso lo stesso futuro del partito.

Una cosa è certa. La macchina democristiana in questa competizione non riuscirà a girare a pieno regime.

I 150-200.000 voti che Cuffaro sosteneva di essere in grado di orientare diventeranno molti, ma molti, di meno. Presumibilmente non arriveranno a trentamila.

E il patto federativo perderà vigore man mano che il gioco delle preferenze si farà più duro.

Nessun democristiano nelle province, se anche decidesse di votare Dell’Utri, esprimerà un voto secco e, se non vi sarà una rapida indicazione centrale sulle altre preferenze, ognuno concluderà una propria trattativa privata.

Le preferenze che possono essere espresse sono 3. Se una di queste venisse data a Dell’Utri, una delle altre due deve essere una donna.

Chi potrebbe essere scelta tra le tre donne siciliane in lista? Sicuramente non Caterina Chinnici, considerata una delle responsabili della chiusura di Forza Italia nei confronti di Cuffaro. E neanche Margherita La Rocca Ruvolo che nello scorso ottobre attaccò pubblicamente Cuffaro dicendo “Nessuno pensi di tornare a parlare di sanità e nomine nel retrobottega di qualche negozio“ facendo riferimento all’incontro che l’ex governatore ebbe nel 2003 nel retro di un negozio di Bagheria con Michele Aiello, titolare a quel tempo della clinica Santa Teresa, incontro ripreso dalle telecamere e che fu uno degli elementi fondanti del processo Cuffaro.

A beneficiarne quindi potrebbe essere, per esclusione, Bernadette Grasso nel tentativo addirittura di farle scavalcare Caterina Chinnici.

La terza preferenza potrebbe poi decidere il match tra Falcone e Tamajo e certo la scelta non sarà affidata soltanto agli umori o alle reazione a sfregi precedenti.

In quella partita si deciderà chi controllerà Forza Italia e forse anche la Regione nei prossimi anni.

Ormai il gioco è a carte scoperte. Tamajo è il candidato di Schifani; Falcone è il candidato di Tajani, oltre che ovviamente di Gasparri.

I due faranno il pieno di voti.

Convincere Cuffaro a inserire il proprio nome nella terzina diventa la priorità dell’intera campagna elettorale. Almeno quanto lo è convincere Raffaele Lombardo.

La campagna elettorale e il futuro della Sicilia potrebbero dipendere dai due ex presidenti della Regione.

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