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DE LUCA, LE PERNACCHIE E LA POLITICA SCOMPARSA

2 Aprile 2024

Francesco Cimò

Non sappiamo se in qualche altra parte del mondo vi siano politici che abbiano preso a pernacchie i loro avversari in diretta TV come ancora una volta ha fatto nei giorni scorsi Cateno De Luca.

Un giornalista dell’agenzia Dire gli ha chiesto cosa volesse rispondere a Renzi che ha minacciato di querelarlo e Cateno ha risposto con una pernacchia in diretta.

Non riusciamo neppure a immaginare cosa sarebbe successo ad un politico che avesse fatto la stessa cosa venti, trenta o cinquant’anni fa.

Ma evidentemente adesso siamo nell’epoca della politica scomparsa.

Chi usa volontariamente pernacchie come forma di interlocuzione non può essere un politico, è soltanto un uomo volgare del quale i suoi simili non possono far altro che vergognarsi.

Ma il problema riguarda tutti.

Riguarda quel 24% di siciliani che hanno votato De Luca alle scorse regionali e che dovrebbero vergognarsi di averlo fatto.

I deputati regionali appartenenti al suo stesso gruppo parlamentare che dovrebbero espellerlo dalle loro fila.

Gli iscritti al suo partito che dovrebbero mandare formale disdetta.

Gli organismi istituzionali dei quali fa parte, a cominciare dall’Assemblea Regionale Siciliana, che dovrebbero prenderne le distanze.

I cittadini di Taormina, città della quale è sindaco, che dovrebbero dichiarare di non sentirsi in alcun modo rappresentati.

I colleghi giornalisti che dovrebbero dichiarare che intervistare un politico che ne approfitta per mandare pernacchie ad un altro politico non è libertà di informazione e che quindi non intendono intervistarlo mai più.

Infine dovrebbero prendere le distanze gli esponenti dei partiti che hanno stipulato con lui un’alleanza ipotizzando addirittura di poterlo candidare alla Presidenza della Regione.

La vergogna ricada su chiunque continuerà a relazionarsi con lui. Nessuno sottovaluti un fatto così grave. E soprattutto nessuno si abitui a questi abissi di volgarità.

Un politico che si esprime con le pernacchie sporca la storia della nostra isola che è prima di tutto storia di cultura e di pensiero.

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