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DEPISTAGGIO CONFERMATO, MA REATO PRESCRITTO.

STRAGE BORSELLINO. UNA FALSA VERITÀ CREATA A TAVOLINO

5 Giugno 2024

Umberto Riccobello

depistaggio

Il reato di calunnia aggravata è prescritto, ma la sentenza appare chiara. In via D’Amelio vi fu un enorme depistaggio.

I tre poliziotti imputati hanno ottenuto la prescrizione in quanto la Corte non ha riconosciuto l’aggravante di aver agito per agevolare la mafia.

Ma il depistaggio vi fu ed aveva come obiettivo creare a tavolino una falsa verità sull’eccidio nel quale morirono Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Secondo l’accusa, sotto la guida dell’ex capo della squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera, nel frattempo deceduto, che intendeva fare carriera, i tre poliziotti avrebbe creato a tavolino una falsa verità sull’eccidio.

Inducendo personaggi come il piccolo delinquente Vincenzo Scarantino,  a mentire sulla preparazione dell’attentato e ad accusare mafiosi che non avevano a che fare con l’autobomba di via d’Amelio.

“A nome della famiglia Borsellino, che io rappresento, – ha dichiarato Fabio Trizzino, legale della famiglia Borsellino – credo che oggi si sia fatto un passo importante in relazione a quello che è opportunamente definito il più grave depistaggio della storia giudiziaria italiana”.

“Io sono soddisfatto – ha proseguito Trizzino – perché comunque si sancisce, con fermezza, che tre appartenenti alla polizia di stato hanno concorso a depistare le indagini sulla strage di via D’Amelio e ritengo che questo sia un fatto estremamente grave.”

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