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DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA GENNAIO GIUGNO 23

PRIMO SEMESTRE 2023 LE CONSIDERAZIONI GENERALI

19 Giugno 2024

Rino Piscitello

PRIMO SEMESTRE 2023. PUBBLICHIAMO A SEGUIRE PER INTERO LE CONSIDERAZIONI GENERALI DELLA RELAZIONE DEL MINISTRO DELL’INTERNO AL PARLAMENTO SULL’ATTIVITÀ SVOLTA E SUI RISULTATI CONSEGUITI DALLA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA DA GENNAIO A GIUGNO 2023

CONSIDERAZIONI GENERALI

La criminalità organizzata italiana è in continua trasformazione adeguandosi alle mutevoli condizioni dei mercati per massimizzare i propri introiti illeciti. Le incessanti e profonde trasformazioni delle organizzazioni criminali sono, inoltre, funzionali a limitare l’attenzione delle Strutture investigative sul loro operato, raccogliendo nel contempo il massimo possibile del consenso sociale nel presentarsi come organismi che dispensano servizi e opportunità di guadagni. In una parola, benessere sociale o, almeno, la percezione di un benessere sociale visto però non come un diritto del cittadino, ma come elargizione da parte di un’entità sovrastante alla quale è necessario corrispondere se non obbedienza, certamente condiscendenza.

Ne consegue l’attrazione fisiologica per le organizzazioni, dotate di forte liquidità illecitamente acquisita, avvertita da quella parte del mondo imprenditoriale qualche volta in difficoltà ad affermarsi nei complessi meccanismi che regolano l’attività produttiva ed i costi di esercizio. Ecco quindi il richiamo esercitato dalla grande disponibilità monetaria, elargita con apparente facilità, sui piccoli medi titolari di aziende che talvolta non si pongono il problema delle possibili ricadute negative sulla propria attività d’impresa.

In questo senso si esprime il Procuratore Nazionale Antimafia Giovanni MELILLO1 quando descrive “…la straordinaria forza silenziosa dell’espansione delle reti di impresa che sono progressivamente attratte dal crimine organizzato…”. E quindi rileva come “…nel tempo è cresciuto un tessuto di imprese che serve le esigenze di espansione affaristica del crimine organizzato e che, a sua volta, consente di generare profitti e di espandersi, ma di generare anche consenso sociale e nuove forme di rappresentanza e tutela tecnica e non solo tecnica degli interessi criminali sottostanti. Persino la leadership dei cartelli mafiosi si definisce su questo versante perché è del tutto evidente che per assumere posizioni di leadership nei grandi cartelli criminali bisogna essere capaci di occupare posizioni di controllo e regia di estese e ramificate reti di imprese”.

Inoltre, per quanto riguarda la capacità di trasformazione delle mafie e la loro propensione all’individuazione e adattabilità ai cambiamenti sociali, il Procuratore Nazionale specifica che “… Questo comporta anche grandi trasformazioni delle organizzazioni criminali… le relazioni con il mercato cambiano anche i gruppi mafiosi. Un’organizzazione che si proponga di entrare nel settore dei servizi finanziari, assicurativi, di mediazione nel mercato del lavoro, di consulenza, di logistica, di distribuzione commerciale, sa che entra in sistemi complessi e deve necessariamente attenuare i profili di rigidità strutturale originaria, i profili di omogeneità culturali. Deve scegliere modelli più flessibili, che sono anche quelli più protetti dai rischi di repressione giudiziaria. Al contempo l’adozione di questi modelli organizzativi più agili e flessibili che si moltiplicano nei gruppi criminali, moltiplicano anche le opportunità di arricchimento illecito, moltiplicano gli schemi di collaborazione collegati ai bisogni vitali per un’organizzazione mafiosa di reinvestire i profitti illeciti”.

Infine, conclude il Procuratore Nazionale nell’evidenziare la consolidata contiguità del mondo del crimine organizzato e del mondo dell’impresa, tale relazione “…può assumere le forme più diverse che però soltanto parzialmente, per non dire marginalmente, assumono i caratteri dello schema secondo il quale l’ impresa sarebbe vittima di pressioni intimidatorie violente da parte del crimine organizzato. Più spesso quella relazione assume caratteri diversi, dati dallo scambio di reciproci vantaggi”.

La lotta contro le organizzazioni mafiose, pertanto, non può prescindere, oggi più di ieri, da una concreta fattiva collaborazione tra tutte le Istituzioni interessate, perché la mentalità che sottende all’atteggiamento mafioso persiste tuttora nell’immaginario popolare. Occorre, quindi, che il contributo del mondo della politica, della cultura, dell’informazione e, infine ma non per ultimo, del mondo del lavoro, liberi i cittadini dal bisogno di “protezione” per poter soddisfare i bisogni primari, nonché dal timore di dover sottostare a pressioni ed intimidazioni.

A questo proposito, appare di particolare rilevanza tutto il contesto familiare e dei fiancheggiatori che avrebbero reso possibile la latitanza attiva del boss Matteo MESSINA DENARO, arrestato il 16 gennaio 2023 ad opera dei Carabinieri, poi deceduto durante la detenzione il 25 settembre 2023. Una rete logistica estesa ad esempio dall’autista al medico di fiducia, dal soggetto di cui aveva acquisito l’identità alla sorella, arrestata nel marzo 2023 e definita nel provvedimento cautelare emesso a suo carico “ fedele esecutrice degli ordini del latitante”, grazie alla quale il boss era in grado di esercitare le funzioni apicali di cosa nostra.

Nel suo nome quest’ultima gestiva la cassa dell’organizzazione mafiosa distribuendo messaggi da e per il fratello ed agendo come “… punto di riferimento della riservata catena di trasmissione dei c.d. pizzini…”. Tra i fiancheggiatori del latitante figurano anche la figlia e la moglie di un ergastolano, nonché parenti di un elemento di vertice della famiglia di Campobello di Mazara oggi defunto, le quali avrebbero provveduto alle necessità di vita quotidiana del boss, ponendo in essere tutti gli accorgimenti necessari per impedire che potesse essere individuato dalle Forze dell’ordine.

Ancora, altri soggetti si prodigavano per il ritiro di prescrizioni e documentazioni sanitarie da e per lo studio del medico compiacente o provvedevano, come descritto in un ulteriore provvedimento cautelare, a controllare la “…pubblica via per verificare l’eventuale presenza delle Forze dell’ordine o di altre persone…fornendo al MESSINA DENARO prolungata assistenza finalizzata al soddisfacimento delle sue esigenze personali ed al mantenimento dello stato di latitanza”.

Più in generale, al fine di scalfire queste reti di protezione erette a favore dei boss mafiosi è necessario, inoltre, sottolineare come una particolare attenzione debba essere rivolta anche alla situazione carceraria, non solo dal punto di vista dell’ordine pubblico e della sicurezza all’interno degli istituti, ma anche per prevenire e limitare la capacità delle organizzazioni di prosperare e crescere entro le mura dei penitenziari.

Si fa riferimento all’esigenza sempre più avvertita di adottare ogni cautela finalizzata ad impedire l’ingresso di materiale di telecomunicazione sempre più sofisticato e con dimensioni sempre più ridotte, che potrebbe superare gli ordinari controlli del personale preposto. La disponibilità di telefonini consentirebbe infatti ai detenuti di rimanere in contatto con il mondo esterno e ai mafiosi con le loro organizzazioni di riferimento, continuando ad esercitare la funzione di comando e vanificando la funzione delle specifiche misure di isolamento.

Il fenomeno è confermato, ad esempio, dal ritrovamento nel Carcere di Melfi (PZ), nel marzo 2023 in seguito a controlli eseguiti dalla Polizia penitenziaria, di alcuni telefonini cellulari muniti di cavetti e caricabatteria, oltre a 400 grammi di hashish. Eclatante, poi, l’evasione di un elemento di spicco della mafia garganica appartenente ad un clan di Vieste (FG), avvenuta il 24 febbraio 2023 dal Carcere di Badu e Carros (NU) dove era detenuto in regime di “alta sicurezza”.

Con riferimento all’andamento della delittuosità nel primo semestre 2023, confrontato con lo stesso periodo dell’anno precedente, sono di seguito riportati alcuni grafici esplicativi finalizzati ad inquadrare il fenomeno della minaccia mafiosa nel più ampio quadro delle manifestazioni criminali generali.

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1° GRUPPO

Il 1° gruppo di istogrammi si riferisce, tra gli altri, ai reati collegati all’associazione di tipo mafioso e per delinquere, nonché ai delitti commessi con le circostanze di cui all’art. 416 bis c.p., risultato quest’ultimo in lieve aumento nel solo nord Italia. Nel territorio nazionale si osserva una certa tendenza al ribasso di alcune fattispecie esaminate, ad eccezione dell’“associazione di tipo mafioso” e dell’“omicidio mafioso” il cui aumento è concentrato nel sud. Anche per quanto riguarda l’“associazione, produzione e traffico di stupefacenti” l’aumento, peraltro leggero, riguarda il sud Italia. Si ricorda che quest’ultima particolare fattispecie è riferita ad ambienti anche non mafiosi e, in particolare, a quella moltitudine di aggregati criminali, anche non organizzati, costituiti da gruppi talvolta occasionali o la cui mafiosità non è ancora accertata.page9image23341216page9image23342880page9image23342672

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2° GRUPPO

Anche questa tipologia di reati che, più frequentemente, esprimono la tipica azione imprenditoriale delle mafie e la loro penetrazione nel tessuto economico e finanziario, appare in generale diminuzione, pur osservando che per le fattispecie “ frode nelle pubbliche forniture” e “traffico di influenze illecite” il dato mostra un certo aumento per lo più spalmato in tutto il territorio italiano.

Se il reato di riciclaggio diminuisce nel dato nazionale, tale decremento è meno apprezzabile nel centro Italia. I dati, tuttavia, non devono indurre a facili ottimismi poiché si tratta di fattispecie rilevate prioritariamente all’esito di attività investigative complesse e di ampio respiro, spesso condotte in periodi temporali che valicano ampiamente il semestre e che sottendono anche un non quantificabile numero oscuro di condotte non rese note o rilevabili.

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1° semestre

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3° GRUPPO

Con riferimento alle sintomatiche fattispecie di reato relative alle più comuni modalità di raccolta di liquidità da parte delle organizzazioni criminali, illustrate nel seguente terzo gruppo di grafici, accanto ad una generale diminuzione dei “danneggiamenti” e delle “estorsioni”, aumenta, tranne che al sud, il numero delle “rapine” e dei “sequestri di persona a scopo estorsivo”.

In leggero aumento anche, in tutto il territorio nazionale ed a conferma della significativa disponibilità di introiti monetari, il reato di “ricettazione”. Si conferma, anche per il semestre in esame, la tendenza ad una lenta ma progressiva diminuzione dei dati relativi al cd. “traffico di stupefacenti” nelle regioni centro-meridionali, il dato non deve però indurre a previsioni ottimistiche poiché le indagini di settore, anche le più recenti, evidenziano il perdurante interesse delle organizzazioni mafiose per questo ambito estremamente remunerativo. Lo stesso ottimismo non deve permeare anche l’esame della generale diminuzione dell “usura”, inconsiderazione della difficoltà di far emergere tale reato.

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Emerge nettamente, dai dati sopra illustrati e dai risultati delle indagini di polizia, la persistenza e la complessità delle organizzazioni mafiose che, dalle Regioni di origine, si sono ormai radicate e diffuse nel territorio nazionale e all’estero, cioè ovunque vi sia la possibilità di perseguire i propri affari illeciti, d’inserirsi nei circuiti legali dell’economia e, comunque, di trarre rapidi ed ingenti profitti inquinando i circuiti economico-finanziari. Infatti, la finalità prioritaria delle mafie si rintraccia nella tendenza ad assumere il potere anche economico, con l’intento di prevalere sugli altri acquisendo il controllo della vita civile e politica.

In molti casi è stato ormai accertato come alcuni professionisti ricerchino la scorciatoia offerta dalla protezione mafiosa, con l’aspettativa di ottenere presunti vantaggi e l’illusione di riuscire a rimanere al di fuori dell’illegalità. Fondamentale ed essenziale appare la corretta informazione nella efficace lotta alla mafia, la cui chiave di volta resta la valorizzazione del senso civico.

A questo proposito, per promuovere la crescita della coscienza civile nella popolazione, nel semestre in riferimento sono state avviate importanti iniziative che vedono il coinvolgimento delle Amministrazioni locali e della cittadinanza nell’implementazione del livello di sicurezza dei territori, anche tramite la riqualificazione dei centri urbani.

In particolare, a Foggia il 6 febbraio 2023, è stato sottoscritto dal Prefetto e dal Commissario straordinario per la provvisoria gestione del Comune, alla presenza del Ministro dell’Interno, Matteo PIANTEDOSI, un protocollo che si propone, per il prossimo biennio, di promuovere ed attuare un sistema di sicurezza partecipata ed integrata sul territorio secondo quattro direttrici: prevenzione dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, misure per l’attuazione della sicurezza urbana, interventi a favore dell’inclusione e solidarietà sociale, promozione e tutela della legalità.

Un altro protocollo è stato siglato a Palermo il 7 giugno 2023 tra il Procuratore Generale presso la Corte di Appello, il Procuratore della Repubblica e il Procuratore per i minorenni, per la tutela dei minori, figli di indagati per gravi reati (tra cui i delitti di associazione mafiosa). L’accordo si propone di attuare in particolare lo scambio informativo per evitare che i giovani vengano sottoposti dalle famiglie a modelli educativi deteriori che ne condizionerebbero lo sviluppo.

In tema di contrasto delle condotte lesive degli interessi economici e finanziari pubblici si evidenzia come l’attuazione del pacchetto di investimenti noto come Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza abbia comportato l’adozione del Decreto del Ministero dell’Interno, in data 2 ottobre 2023, finalizzato a rafforzare i presidi volti a prevenire le infiltrazioni criminali nell’economia, con “…misure di potenziamento dell’azione istruttoria dei Gruppi Interforze Antimafia (GIA) istituti presso le Prefetture…” e chiamati a collaborare con i Prefetti per la realizzazione di una effettiva ed efficace attività dell’apparato amministrativo di prevenzione antimafia.

Il Decreto ministeriale mira a rendere più efficiente l’azione di prevenzione antimafia, senza recare nocumento alla necessaria celerità nella realizzazione degli interventi previsti dal PNRR e dal Piano nazionale degli investimenti complementari, riconoscendo e valorizzando in tale ottica il ruolo dei citati GIA. Vista l’importanza del contesto, il Direttore della DIA ha promosso l’adozione di specifiche misure organizzative volte ad assicurare la qualificata rappresentanza dei componenti della DIA che interverranno in seno ai Gruppi Interforze prefettizi. Ciò anche in previsione della più serrata programmazione dei lavori dei Gruppi, che dovranno riunirsi con cadenza quindicinale o mensile, al fine di garantire il concorso accurato e tempestivo ai lavori a fronte dei rilevanti obiettivi fissati dal PNRR.

Giova rammentare in proposito che questa Direzione assolve le funzioni di Osservatorio centrale appalti pubblici, preposto a svolgere attività di monitoraggio per la prevenzione e repressione dei tentativi di infiltrazione mafiosa con riguardo alle opere pubbliche strategiche, coniugando le esigenze di vigilanza “centralizzata” con quelle di intervento mirato sul territorio, nonché assicurando un “circolo virtuoso” tra organismi territoriali e strutture centrali, attraverso la raccolta e l’analisi dei dati acquisiti dalle Prefetture – anche mediante l’apposito Sistema informativo rilevazione accesso ai cantieri (S.I.R.A.C.) e le comunicazioni previste sub art. 91,comma 7-bis, lett. e), del Codice delle leggi antimafia – e la veicolazione, debitamente integrate, delle informazioni necessarie per operare eventuali interventi a carattere interprovinciale e di input info-investigativi alle competenti Autorità.

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