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DISAVANZO SICILIA: LA PESANTE EREDITÀ DI CROCETTA-BACCEI

18 Gennaio 2021

di: Rino Piscitello

E il risanamento di Musumeci-Armao

avanzo regione siciliana

Proviamo a fare chiarezza sulla questione del disavanzo della Regione Siciliana che avrebbe potuto portare, in assenza dell’accordo raggiunto in questi giorni con il Governo nazionale, a una situazione di crisi gravissima delle casse della Regione Siciliana che, di conseguenza, sarebbe ricaduta sui cittadini dell’isola.

La Corte dei Conti ha rilevato nel bilancio della Regione un disavanzo di oltre due miliardi  relativo al rendiconto dell’anno 2018 e subito l’opposizione, smemorata o in malafede, ne ha approfittato per attaccare il Governo Musumeci.

Ma dal novembre 2017, ossia dal suo insediamento, il Governo Musumeci, con il suo assessore all’Economia Gaetano Armao non ha prodotto un solo euro di disavanzo e ha anzi determinato una sostanziale riduzione del debito della Regione, e nessuno è in grado di smentire questo dato.

Il disavanzo è determinato in larghissima parte dalla cattiva gestione e da scelte sbagliate dell’amministrazione Crocetta-Baccei e da molti degli stessi uomini che oggi, dall’opposizione, provano ad attaccare il governo regionale in carica.

Mettiamo in ordine i fatti provando a spiegarli nel modo più semplice possibile.

Nel 2011 viene approvato a Roma il decreto legislativo n. 118 che rivoluziona i sistemi contabili della pubblica amministrazione, che va applicato a partire dal 2015 e che prevede, per le Regioni a Statuto speciale, la previa approvazione delle norme di attuazione.

Nel 2012 si insedia il governo Crocetta. Due anni dopo Crocetta e l’allora Assessore all’Economia Baccei (toscano, scelto dal governo nazionale), siglano il primo degli accordi capestro con il Governo Renzi (al quale ne sarebbe seguito un secondo nel 2016) che, in cambio di pochi spiccioli, rinuncia a tutti i contenziosi che la Regione ha aperto nei confronti dello Stato e sacrifica moltissime delle prerogative previste dagli articoli dello Statuto in materia di rapporti economici con lo Stato centrale. Per la Sicilia si tratta di una perdita da alcuni stimata attorno ai dieci milardi di euro.

Nel 2015 Baccei impone l’attuazione del decreto legislativo 118, pur senza essere state approvate le norme di attuazione; scelta improvvisa e disastrosa in considerazione della diversa realtà della contabilità siciliana.

Le norme del decreto legislativo 118 impongono un riaccertamento straordinario di crediti e debiti e la cancellazione di tutti quelli considerati inesigibili dando, solo per una volta, la possibilità di spalmare l’eventuale disavanzo in trent’anni.

Il riaccertamento viene compiuto in modo assolutamente raffazzonato e superficiale, a causa della scelta improvvisa che impedisce agli stessi uffici di preparare per tempo un’operazione delicata e molto complessa.

Con il riaccertamento viene fatto un clamoroso regalo a Roma: vengono cancellati miliardi di crediti della Regione nei confronti dello Stato senza verificarne la totale inesigibilità; ossia il creditore cancella unilateralmente quanto dovuto dal debitore.

Ma Baccei fa un grossolano errore (sarà solo il primo di numerosi altri) e non si accorge di un ulteriore miliardo di disavanzo che nel 2017 la Corte dei Conti, in sede di parifica, ridetermina in due miliardi e 143 milioni.

Appena insediato il Governo Musumeci si trova quindi con un disavanzo enorme, da spalmare in tre anni a meno di un accordo con il Governo nazionale.

Armao e Musumeci fanno il miracolo e riescono a chiudere l’accordo con Tria, allora Ministro dell’Economia, per spalmare gran parte di quel disavanzo in un trentennio. Restano fuori quasi seicento milioni.

Ma la Corte dei Conti si accorge solo nel 2019 di un altro gravissimo errore di Baccei: nel corso degli accertamenti del 2015 non erano stati verificati i fondi vincolati del bilancio. Si tratta di fondi che nella quasi totalità risalgono agli anni novanta. Ciò  determina l’emersione di centinaia di ulteriori milioni di disavanzo che, non essendo stati individuati per tempo, non hanno potuto usufruire della spalmatura in trent’anni.

Ulteriori approfondite verifiche portano poi il nuovo disavanzo complessivo a circa due miliardi di euro.

Di questa cifra neppure un euro è addebitabile a responsabilità del governo Musumeci che, con il suo Assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha finora prodotto conti risanati e in attivo.

E arriviamo a oggi. La Regione Siciliana si trova a dovere siglare un accordo con il secondo Governo Conte, che assume un atteggiamento politicamente molto più rigido del primo. Si tratta di spalmare il disavanzo in almeno dieci anni.

La sensazione chiara è che da ambienti siciliani del PD e dei 5 Stelle arrivino pressioni affinché l’accordo non si faccia o sia il più oneroso possibile per la Regione.

Senza l’accordo la Regione Siciliana si troverebbe in uno stato di default e questo peserebbe su tutti i suoi cittadini.

L’accordo viene infine stipulato e non si può negare che, malgrado le pesanti richieste di Roma, si tratti di un successo del Presidente Musumeci e dell’Assessore Armao.

Il disavanzo verrà quindi spalmato in dieci anni a partire dal 2022 e questo libererà oltre 400 milioni nel bilancio 2021 che potrà essere dunque affrontato con maggiore serenità.

Confidiamo che la nostra ricostruzione dei fatti non sia stata troppo complessa, ma riteniamo che fosse necessario introdurre elementi di chiarezza su una vicenda nella quale i veri responsabili tendono a scaricare le proprie responsabilità.

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