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E SE SI TORNASSE ALL’ELEZIONE DIRETTA NELLE PROVINCE?

9 Giugno 2021

di: Rino Piscitello

Intanto le elezioni comunali rimandate a ottobre

Ieri, l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato il disegno di legge che, a causa del Covid, rinvia a una data tra il 15 di settembre e il 15 di ottobre le elezioni amministrative di 42 comuni che sarebbero dovuti andare al voto nella scorsa primavera.

Slittano alla stessa data le elezioni anche per 5 comuni sciolti per mafia.

Le elezioni di secondo livello delle province (liberi consorzi e arre metropolitane) vengono rinviate a sessanta giorni dopo la proclamazione degli eletti alle comunali.

Ed è a questo proposito che vorremmo lanciare una provocazione sperando che qualcuno possa raccoglierla.

Perché non ripristinare l’elezione diretta nelle province (oggi liberi consorzi e città metropolitane) che allora, con una decisione populista, affrettata e insensata, venne cancellata da quel disastro che è stato il governo Crocetta?

I risparmi sono stati inesistenti e la situazione economica degli enti è precipitata, così come quella amministrativa segnata da un commissariamento che ormai prosegue da circa sette anni.

La sola idea che enti così importanti possano essere eletti dai consiglieri comunali in accordi spartitori tra i partiti, anziché dalla gente con libere elezioni, fa pensare a democrazie autoritarie.

Andare alle elezioni di secondo grado vuol dire peraltro che per cinque anni non sarà più possibile tornare indietro.

Forse occorreranno vent’anni per archiviare tutti i guasti provocati dai cinque anni di governo Crocetta, ma ripristinare la democrazia nelle province potrebbe intanto sanare una delle ferite più dolorose.

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