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EROI DIMENTICATI: SALVATORE INCARDONA

10 Giugno 2021

Rino Piscitello

Ucciso dalla mafia a Vittoria il 9 giugno del 1989

32 anni fa cadeva sotto il piombo mafioso il commerciante vittoriese Salvatore Incardona.

Viene ucciso perché non era disposto a pagare il pizzo ai mafiosi stiddari del mercato ortofrutticolo di Vittoria e perché invitava i suoi colleghi a non pagare.

Con grande coraggio denuncia i mafiosi e insiste sulla necessità di creare un’associazione antiracket.

Viene ricordato, e non da tutti, nella sua Vittoria e in provincia di Ragusa. Per il resto lo ricordano davvero in pochi.

Strano davvero il Pantheon antimafia.

Non tutti i morti vengono ricordati allo stesso modo. Questo probabilmente succede per caso, per marginalità geografica, per scarsa maturità dei luoghi e dei tempi e qualche volta persino per le idee di qualcuno di quegli eroi assassinati.

Ma nostro dovere è provare a ricordarli tutti con la loro forza morale, il loro coraggio, e anche con la cosa più semplice: la loro normalità.

Salvatore Incardona aveva una famiglia e dei figli come tanti altri e immaginiamo che avesse paura per loro come tutti.

Ma la paura convive con il coraggio quando le persone hanno la schiena dritta e non sono disposte a farsi sopraffare.

Altra cosa è la paura determinata dalla vigliaccheria di chi paga e si gira dall’altra parte. E in tanti, troppi, si sono girati dall’altra parte.

Salvatore Incardona viene ucciso per le stesse ragioni per le quali due anni dopo venne ucciso Libero Grassi, mostrando la stessa determinazione e la stessa serenità.

Per questo dovrebbe essere ricordato allo stesso modo, come dovrebbero essere ricordati tanti altri eroi dimenticati.

Non ci risultano cerimonie, né tantomeno passerelle istituzionali, soltanto il nome di una strada dedicatagli nella sua città nove anni dopo la morte.

E allora ricordiamolo con le parole dei giudici scritte nella sentenza di condanna dei mandanti e degli esecutori: “al di fuori di ogni retorica, la figura di Salvatore Incardona è stata tra i più fulgidi esempi di resistenza all’ingiustizia e di opposizione alla sopraffazione”.

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