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GAETANO COSTA, NINNI CASSARÀ, PRESENTI!

6 Agosto 2021

di: Redazione

Loro sono morti ma hanno vinto, la mafia invece sta perdendo

Il 6 agosto del 1980, esattamente 41 anni fa, cade sotto il piombo mafioso il procuratore di Palermo Gaetano Costa.

Al suo funerale pochissime persone e soprattutto pochissimi colleghi.

La sua colpa fu l’aver firmato personalmente dei mandati di cattura per alcuni mafiosi che altri suoi colleghi si erano rifiutati di firmare.

Nessuno è stato condannato per la sua morte, ma, oltre chi sparò e chi ordinò l’omicidio, veri responsabili sono coloro (a partire dallo Stato) che lo lasciarono solo e lo additarono quindi alla rappresaglia della mafia.

Il 6 agosto del 1985, 36 anni fa oggi, fu ucciso da un commando mafioso, mentre scendeva dalla macchina per tornare a casa, il vicedirigente della squadra mobile di Palermo e vicequestore Ninni Cassarà, 38 anni.

Con lui cade l’agente Roberto Antiochia di appena 23 anni che era stato trasferito a Roma, ma, in ferie era tornato a Palermo per partecipare a fianco di Cassarà alle indagini per l’omicidio di Beppe Montana, dirigente della sezione catturandi della squadra mobile, ucciso dalla mafia il precedente 25 luglio.

Cassarà fu uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone, e del cosiddetto “pool antimafia” della Procura di Palermo e le sue indagini contribuirono all’istruzione del primo maxiprocesso alle cosche mafiose.

Alle indagini di Ninni Cassarà si deve il “Rapporto Michele Greco più 161” che svela, per la prima volta, l’organigramma di tutta “Cosa nostra” grazie anche alle prime dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia e che sarà la spina dorsale del maxiprocesso.

Anche lui fu lasciato solo dallo Stato e da molti dei suoi capi.

Con loro dobbiamo ricordare Beppe Montana, Natale Mondo, Antonino Agostino (ucciso con la moglie), e poi Chinnici e Dalla Chiesa e Falcone e Borsellino e tanti altri servitori dello Stato e dallo Stato lasciati soli ma che hanno compiuto fino in fondo il loro dovere.

Non volevano diventare eroi ma lo sono stati con determinazione e responsabilità e noi abbiamo il dovere della memoria.

Sono stati uccisi ma è principalmente grazie a loro che la mafia ha perso prima il consenso e adesso sta perdendo la guerra.

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