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GLI ULTIMI ORGANARI

11 Giugno 2021

Francesco Cimò

Una tradizione siciliana che rischia di essere perduta

Il Presidente della Regione ha incontrato qualche giorno fa a Chiusa Sclafani uno degli ultimi organari (riparatori degli organi delle chiese).

Si tratta di un mestiere antico che si sta smarrendo mettendo a rischio uno dei più straordinari patrimoni culturali della nostra isola.

Ma quanti sono gli organari e quanti sono gli organi nelle chiese siciliane?

In Sicilia gli organari di cui siamo venuti a conoscenza sono tre: la ditta Bovelacci di Ragusa che ha prima lavorato con la storica ditta Polizzi, oggi non più esistente, che operava con gli organi già nel diciannovesimo secolo, la ditta Cimino di Agrigento e la ditta Colletti di Chiusa Sclafani, anch’essa con una lunga storia professionale familiare.

Nel resto d’Italia gli organari si sono ridotti a poche decine.

Musumeci nell’incontro ha assicurato che la Regione farà la sua parte nel tutelare queste competenze e per restaurare e restituire alla loro funzione i tanti organi ancora non funzionanti.

Nelle chiese siciliane vi sono circa mille organi, la metà dei quali verosimilmente abbisognano di riparazione o manutenzione.

Vi sono capolavori che vanno dal 15esimo al 20esimo secolo, alcuni in una triste condizione di abbandono.

Gli organi sono spesso strumenti molto delicati, formati da una cassa armonica decorata a volte in modo molto sfarzoso e dalla vera e propria macchina sonora.

Le riparazioni e la manutenzione richiedono quindi competenze di altissimo livello.

In Sicilia vi sono organi di tutte le epoche, da quelli che fino al seicento venivano usati per accompagnare il canto gregoriano fino ad arrivare agli spettacolari organi orchestra popolarissimi nell’ottocento per intrattenere i fedeli nelle chiese. Tra questi ultimi ricordiamo gli esemplari straordinari di Ragusa Ibla e Modica, rispettivamente a tre e a quattro tastiere.

Vanno ricordati poi il grande organo della Cattedrale di Messina del 1930 con oltre 15.000 canne e cinque tastiere e quello della Cattedrale di Monreale con 10.000 canne e ben 6 tastiere.

La Sicilia ha una delle leggi più avanzate a sostegno delle attività musicali, utilizzata anche per gli organi, ma va riproposta la circolare che disciplina il meccanismo per richiedere i contributi che fu revocata nel 2017.

Va sbloccata questa situazione o le ultime ditte di organari chiuderanno e sempre di più verrà disperso un patrimonio culturale straordinario.

Va quindi riproposta la circolare e rifinanziato il capitolo individuando, con il contributo della Conferenza episcopale siciliana, i primi organi da riparare e manutenere.

Siamo certi che, con l’impegno assunto dal Presidente della Regione e la disponibilità riconosciuta dell’assessore Samonà, la questione verrà affrontata e risolta.

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