Conte, malgrado il Covid, chiede ai siciliani sacrifici pesantissimi

Un anno fa, nel dicembre del 2019, la Regione Siciliana e il Governo italiano sottoscrivono un accordo per spalmare in dieci anni, anziché in tre, il ripiano del disavanzo di oltre due miliardi di euro (tutti dovuti ad errori e sprechi delle passate amministrazioni).
Le condizioni che pone il Governo nazionale sono pesanti (entro novanta giorni occorreva sottoscrivere un accordo sul rientro progressivo del disavanzo e la riduzione delle spese) ma, in condizioni normali, la Sicilia sarebbe stato in grado di sostenerle.
L’operazione di risanamento del bilancio regionale avviata dal Governo Musumeci e dal suo Assessore all’Economia Gaetano Armao, ha determinato infatti in pochi anni una forte riduzione dell’indebitamento.
Ma c’è la pandemia e il Covid non dà scampo all’economia determinando aumenti delle spese e riduzione delle entrate.
Malgrado tutto ciò la Regione non produce un euro di ulteriore disavanzo e continua a ridurre il debito.
Ma il Governo nazionale, mentre litiga per le poltrone, chiede di più e non firma ancora l’accordo pretendendo impegni insostenibili a carico dei cittadini siciliani.
Senza spalmatura del disavanzo (che allo Stato centrale non costa nulla) il bilancio regionale sarà lacrime e sangue e i tagli peseranno sui ceti più deboli.
Ma sembra che sia questo l’obiettivo del Governo Conte, dei 5 stelle e del PD.
I grillini hanno chiesto che Musumeci riferisca in aula.
Ma forse sarebbe più utile che in aula riferissero i grillini e i piddini per spiegare i termini del ricatto insopportabile del Governo nazionale alla Sicilia.





