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I CONTRARI AL PONTE SULLO STRETTO SONO NEMICI DELLA SICILIA

3 Maggio 2021

Redazione

Ormai solo 5 Stelle e sinistra estrema contro il collegamento

Le possibilità per la Sicilia di invertire il divario con il Nord del Paese e di aprire una prospettiva di sviluppo è interamente basata sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Ormai questo assunto è riconosciuto da tutti i partiti italiani con l’eccezione dei 5 Stelle e della sinistra estrema che assumono così a pieno diritto il titolo di nemici della Sicilia.

A questo punto soltanto l’opposizione dei grillini e quindi il loro veto fa comprendere la scelta del Governo Draghi di non inserire la realizzazione del Ponte sullo Stretto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (o Recovery Plan).

La scelta del Governo è stata addirittura contraria avendo il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, fatto inserire nel Recovery quello che lui, con un’orribile licenza poetica, ha chiamato attraversamento dinamico dello Stretto, ossia l’acquisto di nuovi traghetti più moderni e si immagina meno inquinanti, che non può che leggersi come misura alternativa atta a scartare l’ipotesi del Ponte.

Non avendo inserito il Ponte sullo Stretto, il Recovery Plan per la Sicilia ovviamente non prevede null’altro di sostanziale, a dimostrazione che la tesi “prima le altre infrastrutture e poi il Ponte” è un’emerita sciocchezza.

Ma proviamo ad elencare di nuovo le motivazioni per le quali la realizzazione del Ponte sullo Stretto è essenziale per lo sviluppo della Sicilia.

Con il raddoppio del Canale di Suez, operativo da circa 6 anni, le grandi compagnie di navigazione si stanno proponendo l’obiettivo di individuare grandi hub portuali nel Mediterraneo per garantire il transhipment e soprattutto lo sbarco delle merci per la continuazione via terra, risparmiando così numerosi giorni di navigazione e potendo quindi fare più viaggi..

La Cina ad esempio ha messo in atto enormi investimenti nello scalo marittimo del Pireo in Grecia facendone l’approdo privilegiato delle nuove vie della seta nel Vecchio Continente.

Il Ponte sullo Stretto rimetterebbe la Sicilia al centro del Mediterraneo consentendo che le merci che attraversano Suez, sbarcando in Sicilia, possano raggiungere qualsiasi destinazione in Europa.

E fatto il Ponte, nulla potrebbe impedire l’arrivo dell’alta velocità ferroviaria e la realizzazione di un megahub portuale da Augusta a Gela passando per Pozzallo.

Sarebbe quindi proprio il Ponte a garantire l’esecuzione delle grandi infrastrutture in Sicilia.

A questo punto la Sicilia avrebbe un enorme attrattività per le grandi compagnie di trasporto merci via nave e i conseguenti traffici marittimi porterebbero un enorme sviluppo economico.

Altrimenti quei traffici lambiranno le nostre coste senza fermarsi e la desertificazione economica sarà scritta nel futuro della nostra isola.

Questo è quello che è in gioco e che i 5 Stelle, in combutta oggettiva con quei poteri forti che hanno scelto da sempre il modello colonia per la Sicilia, rischiano di farci perdere.

Occorre costruire una forte mobilitazione di massa, per convincere/costringere il Governo Draghi ad approvare la scelta e ad individuare le fonti di finanziamento.

Su questo obiettivo va creata con il massimo di determinazione una mobilitazione unitaria che sappia prescindere dagli schieramenti di maggioranza e minoranza.

Ci troviamo di fronte ad un’occasione irripetibile e non possiamo perderla.

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