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IL GIUDICE ROSARIO LIVATINO PROCLAMATO BEATO

10 Maggio 2021

Rino Piscitello

Nel suo ricordo la Sicilia di Impastato, di Falcone, di Borsellino, di Don Puglisi e dei tanti altri martiri

Ieri nella Cattedrale di Agrigento, il giudice Rosario Angelo Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, è stato proclamato Beato.

I vescovi siciliani nel Messaggio per la beatificazione hanno scritto: “la santità ha il sapore della speranza che non si arrende, della coerenza che non si piega e dell’impegno che non si tira indietro, perché ogni angolo buio del mondo – compreso il nostro – abbia l’opportunità di rialzarsi e guardare lontano”.

Nell’esempio di Rosario Livatino individuiamo la normalità dell’impegno antimafia.

Non si tratta di fare appelli, né passerelle.

L’impegno antimafia è fare il proprio dovere nel proprio lavoro, è senso di responsabilità, è rispetto della persona e delle persone, è incapacità di consentire alle ingiustizie, è avere paura ma non capire come si possa non denunciare.

Non è una cosa da eroi, ma una cosa da uomini e donne normali.

Rosario Livatino aveva fede, e con essa uno straordinario senso della propria funzione e la consapevolezza che decidere è scegliere e come disse in un convegno “scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare…”, “perché rendere giustizia … è preghiera, è dedizione di sé a Dio.”

Quando gli  assassini stiddari gli tendono l’agguato dice loro “Picciotti, che cosa vi ho fatto?”

Niente può rendere, nel giorno della beatificazione, più chiara l’idea di quegli uomini che uccidono e vengono sconfitti da quell’uomo giusto che cade ucciso e vince.

Il suo esempio si fa storia e pochi anni dopo, il 9 maggio del 1993, Papa Giovanni Paolo II, dopo aver incontrato gli anziani genitori del giudice, lancia il suo anatema contro la mafia che cambierà per sempre il rapporto della Chiesa e della comunità cristiana con la criminalità mafiosa.

Da quel giorno la Chiesa è ufficialmente nemica della mafia che può ostentare santini e processioni ma è definitivamente condannata da quel “Mafiosi convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!”

La beatificazione di Livatino è un messaggio chiaro, come lo fu quell’anatema.

Si può stare dalla parte della mafia o dalla parte di Dio. Non vi sono zone grigie.

Livatino era un uomo giusto, ed era un siciliano del quale andare orgogliosi.

Come lo sono stati Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, il Beato don Pino Puglisi, e decine, centinaia di altri.

Martiri per il riscatto della nostra isola, della nostra terra.

Non può esserci parte o partito nella lotta alla mafia e non vi è nulla di più deplorevole che utilizzarla per interessi o passerelle.

La mafia è un fenomeno umano, diceva Giovanni Falcone, e come tutti i fenomeni umani avrà una fine.

Ma quanto questa fine sarà vicina dipenderà da ciascuno di noi, nessuno escluso, e dalla nostra capacità di considerare normale fare il nostro dovere.

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