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IL GOVERNO MUSUMECI E IL LUNGO ELENCO DELLE COSE REALIZZATE

28 Giugno 2021

di: Rino Piscitello

“Una squadra che funziona, con una guida morale d’eccezione”

Forse la sintesi migliore di quello che il governo Musumeci ha rappresentato e rappresenta per la Sicilia lo ritroviamo nelle parole del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gianfranco Miccichè che nel suo intervento di sabato scorso, come sempre effervescente, ha testualmente descritto il governo regionale con la frase: “Una squadra che funziona, con una guida morale d’eccezione.”

Nello splendido scenario della chiesa di Santa Maria dello Spasimo, si è tenuto sabato l’evento “Il governo della Regione 2018-2020. Tre anni di lavoro per la Sicilia”.

Il Presidente Nello Musumeci e tutti gli assessori hanno presentato, in una sala piena malgrado le restrizioni ancora imposte dalla pandemia, il resoconto delle loro attività in questi tre anni.

Quello che tutti i governi dovrebbero fare e non fanno quasi mai.

E quella che ne è uscita in pezzi è stata prima di tutto la falsa narrazione politicista di un governo isolato dalla sua maggioranza, portata avanti da una parte della stampa e soprattutto da un centrosinistra che ha costruito in questi anni la sua opposizione sugli stereotipi e sullo scontro fine a sé stesso.

Ne è risultata invece la foto di un governo di persone oneste alle quali è toccato il compito gravoso di rimuovere le macerie dei cinque anni devastanti del governo Crocetta.

Come ha detto Musumeci: “Pensavamo a una strada in salita, abbiamo invece dovuto scalare le rocce.”

Il resoconto dei 12 assessori sul lavoro compiuto è stato impressionante; un percorso di sviluppo e di risanamento riconosciuto da tutti gli osservatori, un elenco lunghissimo di opere avviate nella Sicilia che si è trasformata in questi anni in un grande cantiere al lavoro.

Su questo resoconto sarebbe forse utile la redazione di un opuscolo da inviare a tutti i siciliani con l’elenco delle opere e delle iniziative realizzate.

A cominciare dal miliardo di minore indebitamento, dai quasi 8 miliardi del 2017 ai 6 miliardi e 900 milioni del 2020, risanamento del quale è stato protagonista l’assessorato all’economia guidato dal vicepresidente Gaetano Armao, o le interminabili realizzazioni sul fronte infrastrutturale e stradale, dall’assessorato guidato da Marco Falcone.

O allo straordinario impegno contro la pandemia e alle realizzazioni di strutture sul piano ospedaliero e sul fronte delle vaccinazioni, dell’assessorato alla sanità guidato da Ruggero Razza.

Ma sulle realizzazioni dei singoli assessorati ci ripromettiamo di fare un report con interviste ad un assessore per settimana per dare un quadro più completo.

Oggi vogliamo soffermarci sul quadro generale di un governo che, come dice Musumeci, lavora instancabilmente ma non sempre riesce a comunicare le cose fatte e che per questo ha avviato da Palermo un tour che lo porterà in tutte le province siciliane.

Un governo – ha detto il Presidente Musumeci – che per tre anni e mezzo ha tenuto la mafia lontano dal Palazzo (e anche questo è unanimemente riconosciuto).

Un governo che si ricandida per la prossima sfida del 2022 per raccogliere ciò che in questi anni ha seminato.

Musumeci e il suo governo sono stati continuamente attaccati, con toni e argomenti manichei di chi si ritiene depositario del bene, da un’opposizione minoritaria sul piano elettorale e sul piano politico, in larga parte formata da quelli che sono stati gli amici e i cortigiani di Crocetta.

Un’opposizione ormai guidata da un organo di stampa che detta giornalmente la linea.

La Sicilia esce fortemente danneggiata dalla crisi derivata dalla pandemia, ma si trova inoltre ad affrontare un enorme divario sul piano infrastrutturale, sociale ed economico.

Ed occorre anche considerare, come ha ricordato il Vicepresidente Armao, le competenze aggiuntive (sovrintendenze, genio civile, motorizzazione e così via) dovute allo Statuto speciale per le quali lo Stato non riconosce i relativi necessari trasferimenti.

A tutto questo vanno aggiunti i 6 miliardi e mezzo di costi relativi all’insularità che i siciliani pagano ogni anno.

Ci si aspetterebbe un’opposizione responsabile che intervenisse presso i propri referenti al governo nazionale per sostenere le battaglie del governo regionale come sempre fanno in ogni parte del mondo le opposizioni a riguardo degli obiettivi condivisi. Ma purtroppo in Sicilia questo non accade.

Come non accade sulla richiesta di realizzare il Ponte sullo Stretto sul quale si registra un’incomprensibile indifferenza romana.

Musumeci ha descritto questi anni, compreso il tempo che rimane, come un grande cantiere per cambiare la Sicilia e creare le condizioni affinché i nostri figli non debbano più lasciare questa terra.

Dalla kermesse dello Spasimo esce l’immagine di un Governo del quale l’intera coalizione di centrodestra può andare orgogliosa.

Per usare le parole di Musumeci: “La coalizione c’è: la Sicilia, dopo nove anni, ha ritrovato il centrodestra. Qualcuno vorrebbe farci divedere per tornare indietro di 30 anni, non ci riusciranno”.

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