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IMPORTANTI SEGNALI DI RIPRESA ECONOMICA IN SICILIA

18 Agosto 2021

Francesco Cimò

Approvato dalla giunta il Documento di Economia e Finanza Regionale 2022/24

Su proposta del Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e del Vicepresidente e Assessore all’Economia Gaetano Armao, la Giunta ha approvato il Documento di Economia e Finanza Regionale 2022/24.

Il DEFR 2022-2024, si colloca in un contesto senza precedenti a causa delle pesanti conseguenze della crisi economica determinata dalle misure di contrasto alla pandemia.

In Sicilia il valore del PIL programmatico regionale è previsto in crescita del 5,1 % nel 2021, registrando un aumento superiore al PIL nazionale che, nel DEF nazionale, si attesta a 4,5%.

Tale dato è giustificato dal fatto che nell’economia regionale si manifesta un più accentuato effetto rimbalzo rispetto alla caduta dell’anno scorso, combinato con l’attivazione di rilevanti investimenti pubblici.

In Sicilia, quindi, a condizioni date, la crescita proseguirà anche nel 2022, con il +4,7% e nel 2023, con + 3,3%, con un incremento del PIL nel triennio (2021- 23) che supererà il 13%, segnando un recupero sui livelli pre-crisi di quasi il 5%. E nel 2024, conseguendo un +1,8% il Prodotto interno lordo della Sicilia, dovrebbe superare la cifra mai raggiunta di 100 miliardi €.

Nel medio periodo (2021-2027) saranno quindi disponibili per la Sicilia circa 50 miliardi € di risorse extraregionali.

Il documento esamina poi le questioni del divario infrastrutturale della Sicilia. La spesa per investimenti pro capite nella media dell’ultimo decennio è stata all’incirca pari a 780 € per le regioni del Sud ed insulari, e 940 € per quelle del Centro-Nord.

E così, mentre la Sicilia si attesta tra le prime Regioni d’Europa per infrastrutturazione digitale recuperando in poco tempo i ritardi (digital divide), il divario infrastrutturale raggiunge punte estreme nella viabilità ferroviaria e stradale, attribuite alla pressoché integrale competenza dello Stato.

Il DEFR 22-24 si concentra anche sui profili finanziari evidenziando, nel solco di quanto già contestato dalla Corte dei conti, circa l’inidoneità della percentuale di compartecipazione tributaria individuata nelle disposizioni di attuazione per il calcolo dell’imposta spettante alla Regione che avrebbe dovuto assicurare, per Statuto, un livello di entrate adeguato a coprire l’espletamento delle funzioni attribuite dallo Statuto speciale alla Regione al posto dello Stato.

Il Documento sottolinea che se le uscite, grazie a costanti interventi di revisione, si sono contratte dal 2013 di oltre 1 miliardo € e siano ormai attestate sulla soglia, da ritenersi difficilmente comprimibile, dei 15 miliardi €, le entrate di natura tributaria, dopo la revisione delle norme di attuazione del 2016 che hanno rideterminato la misura della compartecipazione regionale all’IRPEF e nel 2017 che hanno rideterminato la misura della compartecipazione regionale all’IVA, archiviato il picco degli oltre 17 miliardi € del 2015 sono crollate ad 11 miliardi €, rimanendo stabili dal 2016 al 2020 e costituendo la causa del deficit strutturale del bilancio, in spregio ai principi declinati dalla Corte costituzionale in materia di finanza regionale di obbligo di copertura delle funzioni assegnate statutariamente.

Per questo il Governo Musumeci ha, sin dal 2018, sottoposto al Governo centrale la revisione delle norme di attuazione in materia finanziaria (risalenti al 1965) aprendo un negoziato che dopo i primi significativi risultati si è fermato per le vicende della pandemia ed è da poco ripreso dopo gli incontri con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Negoziato che va concluso, tenendo in opportuna considerazione anche la questione dei costi derivanti dalla condizione di insularità, in tempo per la prossima legge di bilancio dello Stato.

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