Il Conca d’Oro, gigante del commercio e punto di riferimento per lo shopping palermitano, in pochi minuti si trasforma in una trappola fatta di fumo nero e fiamme alte. È martedì pomeriggio di inizio settembre quando il panico prende il sopravvento tra i corridoi e le vetrine della galleria. Chi si trovava all’interno per gli acquisti o per il turno di lavoro si trova improvvisamente a dover scappare verso i piazzali esterni, mentre dall’alto della copertura il rogo inizia a divorare strutture, pannelli e l’area dedicata alla ristorazione.
La colonna di fumo scuro si solleva pesante verso il cielo ed è visibile a chilometri di distanza. Dalle prime ricostruzioni, il rogo parte proprio dalla parte alta del complesso, in corrispondenza del tetto e dei locali dove si preparano i cibi. In una manciata di minuti le fiamme trovano terreno fertile nei materiali di rivestimento della copertura e spingendosi fino alla volta principale della galleria. La temperatura raggiunge livelli insostenibili, tanto da provocare il cedimento e il crollo parziale di alcune porzioni del soffitto interno. Le urla, i dispositivi d’allarme in funzione e l’odore acre di plastica bruciata accompagnano la fuga composta ma concitata di centinaia di persone verso i piazzali del parcheggio.
Sul posto arrivano le squadre dei Vigili del Fuoco, supportati dalle unità della Protezione Civile e da un elicottero del Corpo Forestale che inizia a effettuare continui lanci d’acqua dall’alto per domare i focolai più ostici. Le operazioni di spegnimento e di successiva bonifica dell’intera area si rivelano lunghissime e particolarmente complesse, proseguendo senza sosta per oltre ventiquattro ore. Soltanto il giorno seguente i pompieri riescono a spegnere gli ultimi roghi residui e a dichiarare sotto controllo la situazione. L’imponente macchina dei soccorsi evita una tragedia sul fronte delle vite umane. Nessun cliente e nessun dipendente rimane ferito o intossicato. Unico soccorso medico riguarda un operatore antincendio, colto da un malore per il forte calore e lo sforzo prolungato durante le fasi più critiche dell’intervento, le cui condizioni sono fortunatamente rassicuranti.
Con il fuoco spento subentrano il silenzio, le macerie bagnate e il sequestro della struttura. Gli investigatori del Nucleo Investigativo Antincendi muovono i primi passi tra le rovine annerite per comprendere come un gigante moderno possa essere stato devastato in questo modo. La pista criminale viene messa da parte fin dai primi accertamenti, poiché non emergono dettagli o elementi che facciano pensare a un’azione dolosa o a un gesto intimidatorio. L’attenzione degli esperti si concentra sulla pista dell’incidente tecnico. L’ipotesi principale punta il dito contro un grave cedimento elettrico o un guasto meccanico localizzato proprio sul tetto dell’edificio, dove il surriscaldamento o un corto circuito legato a un grande impianto di condizionamento d’aria potrebbe aver innescato la scintilla iniziale.
Se l’emergenza legata al fuoco si è conclusa, per la città di Palermo si apre adesso una crisi sociale. Quando i cancelli del centro commerciale si chiudono per consentire le perizie di stabilità, centinaia di lavoratori rimangono letteralmente a terra. Nei piazzali esterni, fino a ieri brulicanti di clienti, si radunano le commesse, gli addetti alle pulizie, i vigilanti e il personale dell’ipermercato. Per oltre mille persone e le rispettive famiglie si spalanca la voragine dell’incertezza.
Tra i negozi marchiati dalle grandi catene e i servizi collaterali dell’indotto, l’impatto occupazionale rischia di essere devastante per il tessuto economico locale. Le sigle sindacali sollevano immediatamente l’allarme e premono sulle istituzioni regionali per l’attivazione immediata della cassa integrazione straordinaria. Senza un sostegno al reddito immediato, centinaia di stipendi sono azzerati da un giorno all’altro. Anche la presidenza della Regione e l’assessorato al Lavoro garantiscono la massima attenzione e l’apertura di un tavolo permanente per seguire la vertenza, ma l’incognita vera resta legata ai tempi di ricostruzione.
Se le aree meno toccate dal fuoco potrebbero riaprire in tempi relativamente brevi, per i locali spazzati via dai crolli e dal calore serviranno mesi di interventi complessi e ingenti investimenti, lasciando una fetta enorme di lavoratori nell’angoscia di un futuro del tutto indecifrabile.





