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IO LOTTO MARZO E ANCHE GLI ALTRI MESI PER LA PARITÀ DI GENERE

8 Marzo 2021

Rino Piscitello

Contro l’ipocrisia di un solo giorno e degli altri 364

Questo giornale è interamente realizzato da maschietti, condizione che speriamo di superare presto.

Ma non sopportiamo le ipocrisie dei progressisti per un giorno, né quelle di chi è contro le quote perché non premiano il merito, né quelle di chi è per le quote finte che mettono a posto la coscienza ma non la realtà.

E quindi vogliamo dire oggi, 8 marzo, esattamente quello che pensiamo tutti i giorni.

A noi le quote non piacciono perché in una società ideale non sono necessarie in quanto nessuno discrimina una persona in base al genere. Ma allo stesso modo non ci piacciono le carceri perché in una società ideale non sono necessarie in quanto non ci sono né reati né criminali. E allo stesso modo non ci piacciono i sussidi perché in una società ideale non sono necessari non essendoci poveri.

Ma purtroppo noi non viviamo in una società ideale.

E quindi occorrono strumenti diseguali per garantire l’uguaglianza.

Se nella politica o nei consigli d’amministrazione delle imprese le donne sono sottorappresentate, le quote sono fastidiose ma assolutamente necessarie.

Però anche questo può diventare una presa in giro.

Le quote non possono essere relative alle candidature; devono essere relative agli eletti.

Non puoi imporre una percentuale obbligatoria di candidate, perché gli strumenti tradizionali della politica maschile neutralizzano questa regola.

Occorre invece imporre una percentuale paritaria obbligatoria di elette. Solo così sarà possibile avere assemblee elettive paritarie.

Già vediamo quelli che dicono che occorre premiare il merito e non la percentuale.

Ma questo si può risolvere. Basta obbligare tutti gli/le aspiranti candidati/e a superare un esamino per garantire il merito e solo dopo obbligare a un numero paritario e obbligatorio di elette.

Non ci si può più prendere in giro. Per garantire la parità effettiva occorrono regole chiare e non ci si può affidare alla buona volontà.

Occorrono quote, ma occorrono anche servizi (asili nido, consultori ecc…), incentivazioni al lavoro per le donne, parità assoluta di retribuzione, flessibilità orarie.

E poi servono nuove regole sui cognomi per i figli che garantiscano parità tra madri e padri, nuove norme contro la violenza alle donne, lo stalking e il revenge porn.

E occorrono norme persino per rendere più femminili le regole della grammatica per evitare che la parola sindaco non si possa declinare al femminile ma che invece i mestieri più umili al femminile si declinino perfettamente,

Ricordando che nel mondo milioni di donne sono ancora soggette all’infibulazione, alla negazione della loro sessualità, alla schiavitù, alla sottomissione al marito e così via.

E occorre pensare anche alla scuola e ai programmi scolastici che devono educare alla parità e alla rottura degli schemi dei ruoli tradizionali nel lavoro, nella società e nella famiglia.

Una rivoluzione di genere che punti a un mondo paritario che valorizzi le differenze anziché penalizzarle.

Dedichiamo questa nota alle nostre madri, alle nostre sorelle e alle nostre figlie e soprattutto alle nostre pronipoti che presto debbano chiedersi che cosa volesse dire questo gran parlare di parità che si faceva ai tempi dei loro bisnonni e delle loro bisnonne. Come se si potesse essere discriminate sulla base del proprio sesso.

P.S. Qualcuno potrebbe trovare questo pezzo fuori tema rispetto a una testata che si occupa soltanto di questioni siciliane.

Sbaglierebbe di grosso.

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