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LA CGIL E GLI ERRORI SULLA MAFIA

CONOSCERE IL FENOMENO È LA PRIMA CONDIZIONE PER COMBATTERLO

30 Aprile 2024

Rino Piscitello

CGIL Alfio Mannino

La CGIL, il sindacato della sinistra, ha organizzato ieri a Palermo, un’assemblea nazionale contro la mafia e la corruzione.

L’assemblea, alla quale ha partecipato il segretario generale, Maurizio Landini, era dedicata a Pio La Torre, che insieme a Rosario Di Salvo, fu ucciso il 30 aprile del 1982.

Nel discorso di apertura, il segretario regionale della CGIL, Alfio Mannino, ha sostenuto che “Oggi gli strumenti di contrasto alla mafia vengono costantemente aggrediti. Proprio oggi che la mafia è più forte che mai, penetra nel tessuto economico e, cosa gravissima, prova a condizionare la politica. È la politica stessa oggi a rivolgersi alla mafia. Di fronte alla manifesta debolezza delle istituzioni democratiche occorre allora mettere in campo una forte iniziativa di massa di lotta e di contrasto coinvolgendo tutte le forze democratiche e i giovani, per provare a cambiare il corso delle cose”.

Riteniamo che su queste affermazioni sia necessario aprire un vero dibattito per evitare che la lotta alla mafia diventi un banale rituale pieno di affermazioni non suffragate dalla realtà.

Ci permettiamo di dissentire dal segretario regionale della CGIL rispetto a molte delle sue affermazioni, pur condividendone lo spirito di contrasto netto rispetto alla criminalità organizzata.

Mannino sostiene che “Oggi gli strumenti di contrasto alla mafia vengono costantemente aggrediti.”. Noi crediamo che questa affermazione non risponda al vero e soprattutto non sia suffragata da precisi elementi a sostegno. Al contrario crediamo invece che il contrasto di magistratura e forze dell’ordine non sia determinato come in nessun periodo storico e che gli stessi strumenti, a partire dall’aggressione ai patrimoni mafiosi, cui teneva tanto Pio La Torre, sia più attiva che mai.

A meno che con questa affermazione non si voglia entrare direttamente nel campo delle valutazioni politiche, alimentando le divisioni. La qual cosa non compete né a sindacati, né a magistrati.

Occorre evidentemente il massimo di vigilanza e di difesa delle norme antimafia, pur nell’alveo delle garanzie democratiche e senza che mai la lotta alla mafia assuma connotazioni di parte.

Mannino poi sostiene che oggi “la mafia è più forte che mai”. Se fosse così battaglie cinquantennali sarebbero state inutili e i nostri martiri morti invano.

Così non è di certo. La mafia ha ricevuto in questi anni colpi mortali e ha dovuto fare notevoli passi indietro. Non bisogna ovviamente abbassare la guardia, ma non possiamo trasmettere un messaggio di sconfitta, peraltro non vero, ai nostri giovani.

Certo, la mafia tenta di infiltrarsi nell’economia e di impiegare i propri enormi capitali, limitando la concorrenza, ma la sua forza non è più quella dei decenni passati.

Mannino aggiunge poi che è la politica stessa oggi a rivolgersi alla mafia. Ed è verissimo. Ma questo è sempre successo. La mafia ha sempre permeato una parte della politica che si è sempre rivolta ad essa. Esponenti di tutte le aree politiche si sono sporcati e hanno avuto rapporti con la mafia, ed è per questo che la lotta alla mafia deve mantenere caratteristiche unitarie e non deve mai degradarsi in antimafia di facciata che tanti danni ha fatto alla nostra lotta.

Poniamo la domanda alle Commissioni antimafia regionale e nazionale. La mafia è più debole o più forte rispetto al tempo di La Torre, al tempo di Falcone e di Borsellino? Noi crediamo che sia più debole.

Si affronti il tema senza demagogia e parzialità, ma con vero spirito bipartisan e con l’intenzione di conoscere il fenomeno, prima condizione per combatterlo.

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