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LA DEMOCRAZIA DIGITALE È POSSIBILE E AUSPICABILE

18 Febbraio 2021

Umberto Riccobello

Malgrado il danno fatto dai 5 stelle

La rivoluzione digitale può rivoluzionare la democrazia, ma può anche negarla. Può essere utilizzata per violare i diritti delle minoranze o anche per garantirli.

In Italia la gran parte del sistema politico ha rigettato ogni forma di democrazia digitale a causa del terribile uso autoritario, populista e centralizzatore che ne hanno fatto i 5 stelle.

È ovvio che scegliere i quesiti, intervenire e limitare i diritti di elettorato, controllare la piattaforma, sono tutti sistemi per negare il meccanismo democratico nel momento nel quale si finge di praticarlo.

Ed è naturale che il controllo autoritario di un partito ha bisogno di una macchina che riesca a controllare le risposte dei propri iscritti, simulando un percorso democratico.

Ma non bisogna per questo sottovalutare le grandi potenzialità garantite dai nuovi sistemi tecnologici e dalla loro diffusione.

La possibilità di allargare il confronto democratico garantendo la diffusione delle idee senza obbligare alla presenza fisica, ma anche la possibilità di esprimere il proprio parere e il proprio voto con modalità semplici e tempi compatibili.

I partiti oggi non conoscono la democrazia interna ed è per questo che si sono radicate soltanto forme di personalismo ossessivo.

L’articolo 49 della Costituzione, che riporta il diritto dei cittadini ad “associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, può essere però garantito soltanto dallo sviluppo di meccanismi di democrazia digitale.

Occorre impegnarsi, a prescindere dalla propria posizione politica per una legislazione in materia che garantisca i meccanismi di democrazia interni ai partiti, l’autonomia e l’indipendenza delle piattaforme di voto, e i diritti di elettorato attivo e passivo.

Solo così i cittadini si riavvicineranno alla politica con la consapevolezza di poterne determinare le scelte.

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