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LA POLITICA IN SICILIA DOPO LE ELEZIONI EUROPEE.

NEI PROSSIMI MESI UN NUOVO GOVERNO E NUOVI RAPPORTI DI FORZA TRA E NEI PARTITI

14 Giugno 2024

Rino Piscitello

Si vive in un periodo strano nella politica siciliana. Come vivere nel mondo di prima sapendo che sta arrivando il mondo di dopo. E le europee sono state lo spartiacque.

Tutto procede come se nulla fosse successo e invece tutto è cambiato.

È in questa fase però che si decide quello che verrà ed è adesso che si misura la capacità e la maturità dei gruppi dirigenti e della classe politica.

Comprendere i nuovi rapporti di forza e prospettare il futuro: questo il compito di una politica che guarda avanti anziché aspettare cosa succederà.

Intanto proviamo a capire cosa è davvero successo in Sicilia in queste elezioni europee nell’area di governo.

Cominciamo dal Presidente della Regione. Ha puntato forte su un candidato e teoricamente ha vinto. Ma guardando con più attenzione, dalle urne esce uno Schifani indebolito.

I due seggi di Forza Italia con Tamajo e Falcone entrambi sopra le 100.000 preferenze hanno cambiato il quadro. Schifani non potrà più pretendere di controllare il Partito come se fosse un monolite. Il voto ha accertato che dentro Forza Italia, al netto dei partiti satelliti, vi sono due grandi aree politiche che si dovranno confrontare e che dovranno entrambe essere rappresentate al governo e nel partito.

Non è a caso che Falcone ha dichiarato che è arrivato il momento che Forza Italia in Sicilia abbia una segreteria plurale con esponenti che abbiano avuto una legittimità elettorale.

Di conseguenza, lo stesso Tamajo, a prescindere dalla scelta se restare in Sicilia o andare in Europa, non potrà che rivendicare uno spazio autonomo all’altezza del suo risultato.

Fratelli d’Italia ha dimostrato di essere un partito unito, ma con le sue correnti. Vorremmo persino dire (absit iniuria verbis, nessuno cioè si offenda per queste parole), che si è dimostrato il partito più simile alla storica Democrazia Cristiana, capace cioè di assumere decisioni centrali e di restare unito riuscendo a rappresentare, o comunque a compensare, tutte le sue componenti interne, mantenendo un’indiscutibile matrice valoriale.

Probabilmente, per il partito che ormai può essere definito realmente dei conservatori italiani, è arrivato il momento di superare il dato organizzativo anomalo in Sicilia di essere separati tra oriente e occidente ed esprimere un unico coordinatore regionale, definendo in un tutt’uno i cambiamenti nel partito e nel governo.

Per quanto riguarda la Lega, è molto probabile, anche osservando con attenzione (ma non solo) i dati elettorali, che Salvini non consegnerà il partito (con relative postazioni anche di governo) in esclusiva a nessuna delle aree interne, anche per evitare di poterne essere un giorno condizionato.

Come si può vedere, a parte le monarchie assolute della Democrazia Cristiana cuffariana e del Movimento per l’Autonomia lombardiano, nel centrodestra è davvero cambiato molto.

E molto cambierà nel governo che vedrà nuovi componenti almeno per metà della sua composizione, di fatto configurandosi come un nuovo governo.

Adesso manca solo che i protagonisti se ne rendano conto e provino a stabilire nuove e più efficaci regole di convivenza.

Anche nell’area dell’opposizione vi sono stati molti cambiamenti, ma un dato ha coinvolto tutti coloro che ne fanno parte: i tre partiti (PD, 5 Stelle e Sud chiama Nord) hanno subito un’oggettiva sconfitta elettorale e dovranno riprendersi.

Ma il dato di cui siamo certi è che dentro l’opposizione il mancato prevalere di una delle forze determinerà anni di conflitti per l’individuazione del partito che dovrà esprimere il candidato alla Presidenza della Regione.

Le elezioni europee hanno quindi determinato un’opposizione inevitabilmente più divisa di prima.

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