LAGALLA GUARDA AL BIS MA IL CENTRODESTRA CINCISCHIA

L'IPOTESI DI UN SECONDO MANDATO A PALAZZO DELLE AQUILE SI INCROCIA CON GLI EQUILIBRI DELLA COALIZIONE E LE IPOTESI ROMANE PER IL SINDACO

3 Settembre 2026

Umberto Riccobello

RIFIUTI PALERMO LAGALLA

nella foto: il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla

Roberto Lagalla riapre ufficialmente la partita per la guida di Palazzo delle Aquile, ma il quadro politico intorno al suo futuro appare tutt’altro che lineare e definito. Nel corso di una conferenza stampa ospitata nella cornice di Palazzo Palagonia riguardante la presentazione de “L’acchianata delle Rosalie”, l’attuale primo cittadino, rispondendo alle sollecitazioni dei giornalisti, ha affrontato direttamente il nodo relativo alle prossime scadenze elettorali, tracciando una linea concettuale che collega il proprio percorso amministrativo a quello del governo regionale guidato da Renato Schifani. Nel fare il punto sullo stato dell’arte della sua esperienza di governo, il primo cittadino ha sottolineato l’importanza di un criterio di continuità che, a suo avviso, dovrebbe rappresentare la naturale stella polare per le scelte future della coalizione.

Il ragionamento espresso da Roberto Lagalla poggia su un presupposto chiaro e rivendicato: “si parte sempre dagli uscenti”. Applicando questa chiave di lettura sia alla scala regionale sia a quella cittadina, l’ex rettore ha evidenziato come l’amministrazione di Palazzo d’Orléans guidata da Renato Schifani abbia saputo mostrare un’attività di governo consistente, risanando i bilanci e restituendo una solida agibilità finanziaria alle casse della Regione. Una valutazione positiva che per il sindaco costituisce il titolo di merito principale per la riproposizione dell’attuale presidente della Regione.

Su questo medesimo binario si innesta la prospettiva di un secondo mandato a Palazzo delle Aquile per lo stesso primo cittadino. Palermo rappresenta una realtà immensamente complessa, un territorio segnato da uno stratificato blocco di criticità strutturali ed emergenze ereditate dal controverso decennio a guida Leoluca Orlando. Negli ultimi anni la macchina comunale ha avviato un faticoso ma innegabile processo di riassetto istituzionale e di rinnovamento delle infrastrutture urbane, pur trattandosi di un percorso ancora parziale e certamente ben lontano dal potersi dire concluso. In questo solco di operosità, la continuità amministrativa viene descritta dal sindaco come la strada più idonea e fisiologica per portare a compimento i progetti avviati e non lasciarli incompiuti.

Tuttavia, analizzando attentamente le sfumature e le inflessioni dei suoi passaggi oratori, tra le parole pronunciate a Palazzo Palagonia non sembra affatto emergere un’ostinata e granitica determinazione a ottenere la ricandidatura a ogni costo. Il tono misurato e la cautela delle argomentazioni lasciano quasi presagire che la riconferma sullo scranno più alto del capoluogo siciliano possa rappresentare quasi una seconda opzione rispetto a un eventuale e autorevole incarico di natura nazionale a Roma, eventualità di cui negli ambienti politici si parla da tempo. In un’ottica di riposizionamento personale e istituzionale, la disponibilità manifestata pubblicamente potrebbe apparire quindi come una mossa tattica e doverosa, che lascia però aperti scenari alternativi nel caso in cui le strade romane dovessero presentarsi impervie.

A rendere l’orizzonte incerto si aggiunge la freddezza della coalizione di governo. A differenza di quanto accade per Renato Schifani, attorno al cui bis si registra ormai un plebiscito di consensi quasi unanime da parte delle forze del centrodestra, per il rinnovo della fiducia al primo cittadino uscente non si riscontra affatto un paragonabile entusiasmo. Molti partiti della maggioranza sembrano quasi fischiettare di fronte alle sollecitazioni del sindaco, assumendo una posizione attendista e dimostrando di voler valutare attentamente ogni altra mossa prima di concedere un via libera definitivo.

La prudenza degli alleati nasconde in realtà il fiorire di ipotesi di candidature alternative che stanno trovando ampio spazio nel dibattito politico e nei consensi di vaste fette della società civile palermitana. In prima fila si posizionano i quadri di Fratelli d’Italia, il partito di maggioranza relativa che intende far valere il proprio peso specifico e la propria centralità politica. In quest’ottica spicca la figura dell’ex vicesindaca Carolina Varchi, già protagonista di iniziative e movimenti volti a ridefinire le prospettive di sviluppo cittadino attraverso un manifesto ideale e programmatico. I meloniani vantano peraltro un ventaglio articolato di profili spendibili per la leadership cittadina: tra gli altri si fa il nome di Alessandro Aricò, figura esperta e radicata nelle dinamiche regionali, accanto ad altri quadri in grado di catalizzare il consenso dell’elettorato moderato.

Sullo sfondo resta attiva anche Forza Italia, dove la figura dell’assessore regionale Edi Tamajo riscuote consensi larghissimi in città. Tuttavia, la sua corsa verso la poltrona più alta di Palazzo delle Aquile appare fortemente condizionata dagli incastri complessivi e dalle dinamiche regionali. Qualora infatti dovesse concretizzarsi il bis di Renato Schifani alla guida della Regione Siciliana, per la formazione azzurra diventerebbe pressoché impossibile rivendicare contemporaneamente sia la presidenza della Regione sia la carica di primo cittadino del capoluogo dell’isola, a causa degli inevitabili criteri di ripartizione che regolano la tenuta delle coalizioni politiche.

Infine, un ruolo dinamico ma più defilato viene giocato da Vincenzo Figuccia. Il leghista deputato questore all’Assemblea Regionale Siciliana resta presente nel dibattito politico cittadino soprattutto grazie al contatto sul territorio mantenuto attraverso i suoi comitati locali. La presenza dei suoi riferimenti in alcuni quartieri posiziona Figuccia tra i diversi profili emersi nel panorama della maggioranza.

Le grandi decisioni verranno maturate nell’ambito delle trattative nazionali a Roma, ma la partita per la guida del capoluogo siciliano si annuncia fin da ora ricca di colpi di scena e priva di scontati automatismi.

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