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LE EUROPEE, I CANDIDATI E IL GIOCO DELLE PREFERENZE

IL CONTROLLO DEL VOTO PASSA DALLE TERZINE

14 Maggio 2024

Rino Piscitello

Quando nel 1991 venne abolito tramite referendum il sistema della preferenza multipla alle elezioni politiche, e negli anni successivi a comunali e regionali, ci si dimenticò delle elezioni europee.

Nel voto per le europee, le preferenze rimasero multiple e nel collegio delle isole continuarono ad essere tre.

Un profano può credere che non cambi molto tra una e tre preferenze che peraltro l’elettore può anche decidere di non esprimere. Ma così non è.

Il sistema delle tre preferenze, solitamente chiamato delle terzine, purtroppo muta interamente la campagna elettorale che non passa più direttamente dal candidato agli elettori, bensì dal candidato ai capielettori.

Il gioco delle terzine fa sì che la campagna elettorale delle europee diventi più complicata di un risiko.

Ma facciamo qualche esempio che consenta di comprendere meglio la questione.

Un partito prevede, dai sondaggi e dai precedenti, di poter prendere due seggi nella circoscrizione.

Tutti i candidati si pongono quindi l’obiettivo di arrivare al primo o al secondo posto.

Il candidato XXX ha interesse quindi, oltre che a prendere più voti possibile, che i suoi principali antagonisti, che per comodità identifichiamo con YYY e ZZZ, non trovino spazi liberi nel suo elettorato.

Per far questo deve assicurarsi che i suoi sostenitori (ossia coloro che controllano – per amicizia, per convincimento o per clientelismo – un gruppo di elettori) non abbiano spazi liberi per poter dare una mano, se contattati, ai suoi rivali.

E deve allo stesso tempo verificare che tutti i suoi sostenitori facciano il loro dovere.

Ipotizziamo che abbia realizzato un accordo con una candidata della lista per provare insieme a coprire i due posti disponibili o comunque per ottenere un buon risultato e rafforzarsi entrambi rispetto agli altri due candidati forti.

Se in un comune X, il candidato ha due sostenitori, avrà bisogno di verificare il giorno dello scrutinio che i due abbiano portato al voto secondo le indicazioni il proprio gruppo di elettori.

Per farlo deve chiedere ad ognuno di loro di far votare, oltre che il proprio nome e il nome della candidata con cui ha l’accordo, anche per un altro candidato.

Come lo sceglierà?

Dovrà dare ad ognuno dei due sostenitori una terzina diversa inserendo per ciascuno un diverso nome-spia, ossia un terzo nome di un candidato non competitivo che in quel territorio non si prevede possa prendere voti.

Nella nostra circoscrizione ad esempio molti potrebbero usare i candidati della Sardegna come terzo nome per chiudere le terzine.

Non vi saranno così dubbi sul fatto che tutte le preferenze per il nome-spia siano state portate da quel sostenitore e basterà che qualcuno assista allo scrutinio per verificare che a quel nome siano stati associati i due nomi fondamentali e non vi siano stati cambiamenti.

A questo occorre aggiungere che non è necessario che i sistemi di controllo del voto siano infallibili. Basterà che i sostenitori si sentano controllati per far sì che mantengano gli accordi e invitino i propri amici a votare quella terzina di nomi.

Se qualcuno quindi vi chiede di votare indicandovi tutte le tre preferenze e tra le tre indicate vi è un nome che non avete mai sentito, sappiate che stanno cercando di controllare il vostro voto o almeno di farvelo credere.

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