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LE PROVINCE E LA SCELTA SBAGLIATA

SI RISCHIA CHE I CITTADINI NON POSSANO VOTARE LE PROVINCE PER ALTRI 5 ANNI

19 Aprile 2024

Rino Piscitello

province

Ieri la giunta regionale ha approvato un disegno di legge contenente il via libera alle elezioni di secondo grado delle province in Sicilia.

Nel mese di ottobre i consiglieri comunali e i sindaci siciliani, ognuno secondo il peso determinato dalla popolazione del proprio comune, dovrebbero quindi eleggere i 9 consigli provinciali e 6 presidenti di provincia.

Per le aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina i presidenti rimangono invece i sindaci delle città capoluogo.

Il disegno di legge interviene dopo la sciagurata bocciatura dell’elezione diretta da parte dell’Assemblea Regionale Siciliana.

La nuova proposta del governo regionale è motivata dall’attuazione della sentenza n. 136 della Corte Costituzionale del 6 luglio 2023 secondo la quale è incompatibile con la Costituzione il continuo rinvio, da parte del legislatore siciliano, dell’elezione dei Consigli metropolitani e dei Presidenti dei liberi Consorzi comunali che in Sicilia sostituiscono le province e quindi risulta incostituzionale la continua nomina di Commissari in attesa di elezioni che continuano a rimandarsi.

Nel comunicato stampa della Giunta di governo si legge che il testo approvato introduce alcune modifiche alla disciplina delle ex Province, fino all’approvazione dell’attesa legge nazionale di riforma degli enti di area vasta per l’introduzione dell’elezione a suffragio universale diretto degli organi.

Ma così non sarebbe di certo.

Dare il via infatti alle elezioni di secondo grado comporta l’elezione di organi che rimarranno in carica fino alla fine del 2029, a prescindere dall’approvazione di qualsivoglia legge nazionale di riforma che introducesse l’elezione a suffragio universale diretto.

Sarebbe davvero una beffa.

Quando, a breve, in Italia si cancellerà la legge Del Rio, tutta l’Italia voterebbe con l’elezione diretta tranne la Sicilia.

Comprendiamo la necessità del Presidente della Regione e della Giunta di non essere responsabili della mancata applicazione di una sentenza della Corte Costituzionale, ma era necessario prima riflettere sulle conseguenze della norma.

Una soluzione possibile potrebbe ad esempio essere quella di ridurre in prima applicazione la durata del mandato delle province ad un anno in modo da evitare conseguenze di lunghissimo periodo.

Vogliamo peraltro ricordare che il voto ignorerebbe comunque un’altra sentenza della Corte, la 240 dell’11 novembre 2021 secondo la quale risulta del tutto ingiustificato il diverso trattamento riservato agli elettori residenti nel territorio della Città metropolitana rispetto a quello delineato per gli elettori residenti nelle province e si invita il legislatore a porre rimedio. Qualsiasi cittadino residente nei comuni delle aree metropolitane diversi dalle città capoluogo potrebbe ricorrere contro la norma.

Un’altra soluzione possibile per evitare un errore di enorme portata sarebbe la bocciatura in aula delle anuova proposta del governo.

In questo caso infatti il governo non sarebbe responsabile della mancata applicazione della sentenza della Corte e i parlamentari regionali, come è noto, non sono responsabili per i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Si decida qual’è la strada migliore, ma si faccia in modo che i siciliani non siano privati dei loro diritti per cinque lunghissimi anni.

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