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LETTERA APERTA A DRAGHI DALLA SICILIA

8 Febbraio 2021

Nino Piscitello

Lo sviluppo del Sud è utile all’economia dell’intero Paese

Illustre Presidente,

l’affidamento alla sua persona dell’incarico da parte del Presidente Mattarella ha da subito generato grandi speranze negli italiani che, nella loro maggioranza, non riuscivano a rassegnarsi ad un governo dei mediocri nel quale i posti da ministro sembravano in gran parte assegnati con il criterio dell’estrazione a sorte.

La sua indubbia competenza e conoscenza dei problemi del Paese e la sua riconosciuta dirittura morale fanno di lei il leader ideale in una situazione di emergenza nella quale ridare la parola ai cittadini attraverso il voto sarebbe comprensibilmente complicato dalla pandemia e dalle decisioni immediate davanti alle quali si trova il Paese.

La Sicilia, il cui Statuto speciale è di due anni precedente alla stessa Costituzione della Repubblica, ha subito dai governi nazionali un trattamento decisamente impari rispetto a quello delle regioni del centro-nord del Paese, sia in termini infrastrutturali, sia in termini economici e amministrativi.

L’applicazione dello Statuto, dopo 75 anni, risulta assolutamente parziale soprattutto per quanto riguarda gli articoli inerenti i rapporti economici tra la Regione e lo Stato.

In nessun conto sono stati tenuti gli svantaggi derivanti dalla condizione di insularità per la quale dovrebbero essere immaginate forme di perequazione costanti.

I fondi europei che mirano alla coesione territoriale, economica e sociale sono diventati sostitutivi dei fondi nazionali, anziché essere aggiuntivi.

Lo stesso Recovery Plan, nella formulazione del precedente governo, appare fortemente condizionato dai desiderata del Nord del Paese e prevede una distribuzione delle risorse che per il Sud e la Sicilia arrivano a malapena ad una cifra proporzionale alla popolazione, non tenendo conto che il programma Next Generation dell’Unione Europea prevede come suo obiettivo prioritario la riduzione degli squilibri tra i territori e che quindi occorre intervenire a favore del Mezzogiorno superando l’insensato criterio di distribuzione eguale fra diseguali.

La bozza del Recovery Plan, fortunatamente superata tanto quanto lo è il precedente governo, non prevede lo sviluppo dei porti siciliani e di quelli del Sud e, cosa irragionevole rispetto allo sviluppo dei trasporti marittimi, non prevede un porto Hub in Sicilia, puntando invece ancora una volta sui porti di Genova e di Trieste.

E soprattutto nella suddetta bozza non si prevede la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina che consentirebbe alla Sicilia di trasformarsi nella piattaforma mediterranea del trasporto merci, nonché di garantire la possibilità di fare arrivare nell’isola la rete ferroviaria ad alta velocità come avvenuto in gran parte del resto del Paese.

Imprimere al Governo nazionale una direzione che tenda ad una forte riduzione del divario tra Nord e Sud e che consenta ai siciliani di superare la condizione di cittadini di serie B: questo è quello che le chiediamo.

Nella consapevolezza che lo sviluppo del Mezzogiorno innesca un meccanismo virtuoso utile all’economia dell’intero Paese.

Nel 2009 in un convegno lei ebbe a dire: ”ogniqualvolta si disegni un intervento pubblico nell’economia o nella società occorre avere ben presenti i divari potenziali di applicazione nei diversi territori e predisporre ex ante adeguati correttivi”.

Applichi questa sua affermazione e l’intero Sud sarà dalla sua parte.

Un’ultima cosa vorremmo aggiungere: nel 1946 la Sicilia fece un patto con lo Stato. Quel patto si chiama Statuto della Regione Siciliana ed è parte integrante della Costituzione della Repubblica.

Si faccia garante della sua applicazione e agevoli le trattative che la Regione Siciliana ha con lo Stato per l’applicazione delle norme in esso contenute in materia economica.

La Sicilia gliene sarà grata.

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