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LOMBARDO E CUFFARO ALLE PRESE CON LE EUROPEE

MPA E NUOVA DC, I DUE PARTITI NATI IN SICILIA E LE ELEZIONI EUROPEE

13 Aprile 2024

Rino Piscitello

I partiti che formano la coalizione di centrodestra in Sicilia sono 5. Ai tre tradizionali, ossia Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, nell’isola si aggiungono l’MPA di Raffaele Lombardo e la DC di Totò Cuffaro.

Sono due forze di peso che hanno aspirazioni fuori dai confini regionali, ma che in Sicilia sono nate e hanno il loro principale serbatoio elettorale.

E, come tutte le forze locali, MPA e DC trovano inciampo nelle elezioni europee che, avendo uno sbarramento nazionale del 4%, impediscono la presenza autonoma con il proprio simbolo a partiti che non abbiano una solida presenza nazionale.

Questo di solito provoca una serie di fibrillazioni che normalmente attraversano quattro stadi: la sicurezza, l’ambizione, la preoccupazione ed infine il realismo.

Il primo stadio è la sicurezza. Si tratta di due forze politiche che in Sicilia superano largamente il 5% e che in alcuni casi potrebbero ambire anche al doppio.

Questo dà ad entrambe la certezza di essere fondamentali nel rapporto con le altre forze politiche e soprattutto la convinzione di poter gestire con la propria forza questo rapporto.

Sia il Movimento per l’Autonomia che la Democrazia Cristiana erano ampiamente preparate a questa fase. I loro leader, Raffaele Lombardo e Totò Cuffaro, non essendo certamente sprovveduti ed avendo un’esperienza largamente superiore a quella di chiunque altro, avevano ampiamente preparato la loro strategia, ma entrambi avrebbero pagato il loro eccesso di sicurezza.

Lombardo nell’ottobre 2023 aveva siglato, per la terza volta nella sua storia, un patto federativo con la Lega. Questo gli avrebbe consentito di affrontare le elezioni europee in alleanza con un partito nazionale, di potere contare la propria forza sui propri candidati, di condizionare il partito alleato e, perché no, potere persino aspirare ad un eletto tutto suo.

Cuffaro aveva tutto sommato provato ad adottare la stessa strategia con Forza Italia, chiudendo per tempo un accordo blindato con il Presidente della Regione Renato Schifani.

Ma entrambi gli accordi erano destinati a saltare. Prima quello di Cuffaro per l’indisponibilità di Tajani ad un accordo ingombrante che avrebbe probabilmente rafforzato troppo l’ambizioso Schifani che in quel periodo sognava addirittura una sua leadership nazionale. E poi quello di Lombardo costretto ad un costante e logorante confronto interno con il suo peggior nemico storico, il giovane ed ingiustamente ambizioso Luca Sammartino.

Subentra la seconda fase, quella dell’ambizione. Crollate le sicurezze, rimane la consapevolezza della propria forza e la convinzione di poterla usare nelle trattative.

Cuffaro si lancia nel progetto del Centro che l’abilissimo venditore Matteo Renzi gli propone. Con la sua forza, accreditata come minimo all’1% nazionale è certo che nessuno potrà fare a meno di lui. Ma Renzi, come è noto, non è uno che mantiene gli amici e chiude accordi anche con i radicali di Più Europa sulla testa di Cuffaro che dovrà mettere al più a disposizione i suoi voti ma non comparire con il suo simbolo. Una sorta di amante clandestina destinata a soddisfare i bisogni degli altri e mai i propri.

Lombardo riesce a non subire simili umiliazioni, pur essendo i suoi stati cacciati da una riunione per mano dei sammartiniani. Ma quando Sammartino fa trapelare che nei suoi piani vi è la candidatura nella Lega di Raffaele Stancanelli usata in funzione anti lombardiana è costretto a rompere e a trovarsi anche lui in mare aperto senza un approdo a meno di due mesi dalle europee.

Inizia la terza fase: quella della preoccupazione. Il rischio è di naufragare e di farlo tra i lazzi e le risate dei propri nemici. E quindi si discute con tutti.

Lombardo tratta con Forza Italia e con Fratelli d’Italia l’eventuale inserimento in lista di suoi candidati . Lo fa con più stile e più moderazione di quanto faccia Cuffaro. Ma le liste sono quasi chiuse, i candidati dei due partiti indisponibili alle sorprese ed è evidente che le possibili contropartite non sono più all’altezza delle speranze precedenti.

Cuffaro invece fa tutti gli errori possibili. Tratta con tutti e non nasconde nulla. Parla con l’UDC, con la Lega, di nuovo con Forza Italia, con Noi Moderati (che nel frattempo ha chiuso con Tajani quell’accordo che a Cuffaro non era riuscito di chiudere), ma viene respinto da tutti facendo anche la figura dell’appestato a causa della pena per favoreggiamento alla mafia da lui interamente scontata, ma che rappresenta un peso micidiale per la propria immagine e una medaglia da attaccarsi al petto per chi lo attacca, magari dopo aver trattato segretamente con lui.

E qui inizia la quarta fase: quella del realismo. Fase che per Lombardo è quasi terminata e per Cuffaro è appena iniziata.

Lombardo capisce che non ha alternative e accetta la proposta di Forza Italia e di Tajani. Non metterà candidati in lista, ma conterà i suoi voti su Caterina Chinnici che fu sua assessora regionale e che di suo non ha granché. Il suo risultato sarà quindi il risultato di Lombardo che potrà permettersi anche una discreta agibilità con le preferenze controllando così i suoi grandi elettori. Non sarà certo quello che voleva, ma avrà salva la vita e supererà i marosi delle europee, forse ottenendo anche qualche prospettiva di tipo nazionale.

Cuffaro invece continua ad offrirsi al miglior offerente alternando disperazione e rabbia. Ma alla fine gli resterà soltanto un’opzione. Contarsi su un candidato o su un partito non suoi in cambio di un patto politico che gli garantisca la sopravvivenza. Aveva più carte di Lombardo ma non ha saputo giocarle. Si è sopravvalutato e ha perso la mano. Per l’intera partita c’è tempo e lui è comunque un giocatore di gran livello.

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