/// Invia un contenuto >>

M5S E CAMBIACASACCA. L’INUTILE POLITICA DEI MORALISTI.

NESSUNO COME I 5 STELLE HA AVUTO UN NUMERO COSÌ ALTO DI CAMBIACASACCA

27 Maggio 2024

Rino Piscitello

Due deputate del M5S all’Assemblea Regionale Siciliana, Cristina Ciminnisi e Martina Ardizzone hanno presentato un disegno di legge sui cosiddetti cambiacasacca, ossia quei parlamentari che cambiano gruppo parlamentare nel corso della legislatura.

E propongono sanzioni varie nei confronti di questi ultimi.

Una motivazione di questa particolare mal sopportazione nel confronti dei cambiacasacca è certamente il fatto che nella scorsa legislatura nel Parlamento italiano quasi il 60% dei parlamentari eletti nei cinque stelle (175 su 333) ha lasciato il partito e cambiato gruppo parlamentare.

E all’Assemblea Regionale Siciliana nei cinque anni della passata legislatura hanno fatto la stessa scelta ben 9 deputati su 20.

Nessun partito italiano ha avuto nella sua storia un numero di abbandoni così rilevanti come il M5S.

E quindi è ovvio che l’unica soluzione per risultare ancora credibili è quella di insultare chi è andato via definendolo traditore e degradando l’immagine di chi ha fatto scelte diverse.

Viene però da porsi una domanda: alle due deputate del M5S non è passato per la mente che il problema è il M5S stesso e non i cambi di casacca?

Comunque sia, è chiaro che i 5 Stelle, quando parlano di deputati che abbandonano il proprio gruppo, sanno di cosa parlano.

Ma è altrettanto certo che non afferrano le motivazioni dell’articolo 67 della Costituzione che recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato“. I 5 Stelle hanno sempre chiesto l’eliminazione di questo articolo dalla Costituzione. La norma nella sostanza viene peraltro applicata per ogni livello istituzionale.

Ma cosa succederebbe se fosse vietato lasciare il proprio gruppo parlamentare, come le sirene del moralismo chiedono da sempre?

Succederebbe che la libertà, che è presupposto di qualsiasi mandato parlamentare, verrebbe meno e nessuno potrebbe di fatto esprimere dissenso dal proprio gruppo.

Sarebbe come sancire la sottomissione dei deputati agli ordini del partito.

E che bisogno vi sarebbe allora di avere un gruppo? Basterebbe un capogruppo che desse non più indicazioni di voto, ma che esprimesse l’unico voto con valore ponderato ai voti ricevuti dagli elettori.

È vero che in tanti, abbandonando il proprio partito, fanno il loro interesse personale e non rispettano la volontà degli elettori.

Ma è altrettanto vero che, troppo spesso, sono i capi di quei partiti a fare i propri interessi personali e a non rispettare la volontà degli elettori.

L’articolo 67 della Costituzione non fu certo fatto per garantire i cambiacasacca (che espressione volgare per indicare chi dissente), bensì per impedire lo strapotere dei partiti che non può e non deve controllare la democrazia.

Ma cosa possono saperne due parlamentari che sembrano avere scambiato la politica con il moralismo e avere individuato loro il confine tra il bene e il male?

/// Prima pagina

/// Articoli correlati

Il tuo contenuto è stato inviato correttamente.
Riceverai l'url da condividere dopo la pubblicazione