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MA COSA NE PENSANO I POLITICI SICILIANI DELL’INGIUSTA ZONA ARANCIONE?

15 Marzo 2021

Nino Piscitello

Si è espresso solo Musumeci e qualche altro esponente del centrodestra 

Ci ha davvero stupito il silenzio di buona parte della politica siciliana a proposito della vergognosa scelta del governo nazionale di collocare la Sicilia in zona arancione nell’assoluta mancanza di qualsivoglia motivazione scientifica.

Ha preso posizione contraria il Presidente della Regione Musumeci esprimendo amarezza e rabbia e parlando quindi a nome dell’intero Governo siciliano; hanno poi espresso la loro posizione contraria il coordinatore di Fratelli d’Italia, Salvo Pogliese, il coordinatore provinciale della Lega di Palermo, Vincenzo Figuccia, il vicepresidente del gruppo parlamentare di Attiva Sicilia all’Assemblea Regionale Siciliana, Sergio Tancredi, e il vicepresidente del gruppo parlamentare misto all’Assemblea Regionale Siciliana, Carmelo Pullara. e se abbiamo dimenticato qualcuno ce ne scusiamo.

Pochissimi, come se il tema non fosse dei più rilevanti.

E soprattutto nessuno del centrosinistra.

Si può sapere cosa ne pensano della zona arancione in Sicilia i 5 stelle, il PD, e gruppetti vari?

Nessuno di loro ha il coraggio di esprimere una posizione?

Tutti sperano che non succeda nulla e che non ci siano reazioni sociali significative?

Ma anche al di fuori della politica abbiamo dovuto registrare un silenzio assordante.

Tra le associazioni di categoria abbiamo visto solo le prese di posizione di ConfCommercio e di Assoesercenti Unimpresa.

Tutte le altre siamo certi che parleranno dopo le prime manifestazioni, ma intanto silenzio assoluto.

Non riusciamo ad accettare un atteggiamento rassegnato.

La Sicilia con tre settimane di zona arancione e tre giorni di zona rossa assolutamente immotivate subirà un crollo economico pesantissimo e soprattutto saranno migliaia le imprese che, non sopportando lo stop and go, chiuderanno per sempre o almeno fino alla definitiva apertura certa.

È incomprensibile che non si crei uno schieramento unitario della politica e delle associazioni di categoria che chieda al governo nazionale di modificare il decreto legge e di ripristinare la zona gialla già dal prossimo week end.

Il rischio vero è quello di giocarsi il turismo estivo mentre le nostre concorrenti interne (la Sardegna) ed esterne (le isole greche) stanno già ripartendo.

Al di là dei gravissimi danni prodotti ad alcune filiere, come quella dei ristoranti, il messaggio (falso ma impossibile da correggere) che è arrivato ai turisti stranieri e soprattutto alle agenzie che in questo periodo organizzano il turismo internazionale è che la Sicilia, a differenza appunto della Sardegna e delle isole greche ha una presenza di contagi ancora estremamente pericolosa (zona arancione).

E nessuno riuscirà a toglierci dalla mente che se, insieme ai 9 lombardi, ci fosse stato almeno un ministro siciliano, sarebbe stato costretto ad alzarsi in Consiglio dei Ministri e a chiedere il perché di questa scelta assurda e ad opporsi nel caso certo di mancata risposta, e probabilmente quindi il decreto sarebbe stato diverso.

Noi non vogliamo dare un nome al meccanismo che ha consentito di considerare marginale la nomina di un ministro siciliano e non vogliamo dare un nome al meccanismo che ha portato ad eliminare le zone gialle quando, o addirittura perché, solo la Sicilia aveva questa caratteristica.

Non vogliamo nominarlo perché è una parola troppo grave, ma siamo davvero tentati dal farlo.

D’altronde si sa, siamo terroni. E questo a qualcuno sembra sempre un gran buon motivo.

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