Aprire in sicurezza si può. Occorre solo volerlo.

Cosa ce ne facciamo di regole che nessuno fa rispettare e che pochi quindi rispettano?
Che ce ne facciamo, soprattutto, se per colpa dell’elasticità di quelle regole e della mancanza di controlli, siamo costretti a tenere chiuse le attività economiche e centinaia di migliaia di famiglie sono ormai ridotte alla fame?
Questo sistema non regge più.
E’ ora di prendere atto che non è andato tutto bene e che la crisi da Covid ha lasciato sul terreno un’Italia divisa in due: da un lato i garantiti, dall’altra commercianti, partite Iva e disoccupati.
Ma, e si tratta di un’ovvietà, da questa crisi l’Italia deve uscire tutta.
E soprattutto deve uscire tutta la Sicilia, terra dove le contraddizioni sono sempre più marcate che nel resto del Paese.
E allora ci si prepari a riaprire e a fare ripartire l’economia dovunque.
Si preparino protocolli severissimi che garantiscano comunque la possibilità di tenere aperte le attività, si stabiliscano limiti alla mobilità e alla socialità e li si faccia però rispettare.
Non si allentino le regole, si faccia solo ripartire l’economia.
Faccio alcuni esempi:
- Se si sa che le mascherine FFP2 sono molto più sicure delle chirurgiche e delle fai da te e che se tutti le indossassimo il virus correrebbe molto più lentamente, le si renda obbligatorie e si avviino al contempo iniziative per calmierarne i prezzi e le si garantisca gratuitamente alle famiglie con difficoltà.
- Si moltiplichino i controlli sul rispetto delle regole e dei protocolli e si facciano davvero le multe.
- Si sviluppi un sistema che preveda l’obbligo della prenotazione per le attività commerciali dove ci si sofferma per un tempo non breve, come ad esempio i ristoranti.
All’attuale sistema “Attività chiuse, regole elastiche” si sostituisca il sistema “Attività aperte, regole rigide”.





