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I Mercoledì “delle ceneri”

21 Febbraio 2021

Vera Greco

cenere vulcanica Etna

Casomai ce ne dimenticassimo, noi che viviamo sotto  l’ombra e nel grande abbraccio del vulcano,  ci pensa lei, l’Etna, a ricordarcelo con solerte puntualità, che cenere siamo e cenere diventeremo, semplicemente recapitandocela a domicilio, e in modo assolutamente democratico: piove indistintamente su tutti, belli e brutti, ricchi e poveri ( eccetto quelli del famoso quartetto), case e strade, piccoli e grandi. E capita non una volta all’anno, come il più biblico famoso mercoledì, ma in genere più volte, sicchè noi etnei, abbiamo il privilegio di averne più di uno, mercoledì delle ceneri….

Ma nel frattempo che il monito si fa strada, molto più prosaicamente dobbiamo fare i conti con il tappeto di cenere e lapilli, che puntuale a senza preavviso, viene a trovarci, di tanto in tanto: significa quintali di sabbia e lapilli da rimuovere da tutte le malcapitate superfici  orizzontali che la nube di cenere trova sotto di sé: strade, terrazzi, balconi, automobili, ma anche grondaie, tetti, tombini e canali di drenaggio. Quintali di roba “da smaltire” come si dice, e che richiedono ingenti quantità di denaro sia per poterli raccogliere, soprattutto dalle zone difficilmente raggiungibili con un modesto strumento quale una scopa, che per poterli portare in discarica: eh sì, perche’ la sabbia, la cenere e i prodotti eruttivi sono considerati “rifiuti speciali”, e questo significa in soldoni che devono essere smaltiti con costi esorbitanti proprio perchè speciali. 

E SPECIALI lo sono sul serio; se pensate che la cenere/sabbia vulcanica intanto è un concime ricchissimo in minerali, può essere utilizzato come inerte per materiale da costruzione, e come componente per gli intonaci lavici. Ma c’è un altro uso più “creativo” e decisamente più “intrigante”, oltre che remunerativo, a realizzazione avvenuta, ed è quello della sabbia vulcanica per il ripascimento,  o per la creazione di piccole spiagge “nere”: pensiamo solo al caso di S.Giovanni Li Cuti, letteralmente presa d’assalto dai bagnati e dagli amanti della tintarella, e a tutte le stagioni, proprio perchè deliziosa, incastonata in quello che era un piccolo paesino di pescatori ed oggi invece diventato uno dei posti più”cool” e”a la pàgè della cittadina etnea. Non sfuggirà ai più che la spiaggetta è “artificiale”, cioè viene creata con ricarica di sabbia lavica periodicamente. Sappiamo che un metro quadro di spiaggia ha un valore economico di circa 2000 euro, per quello che riesce a generare in termini di flussi di utenti e di servizi annessi che possono essere forniti, con interessantissime possibilità lavorative per i giovani. Immaginate adesso la riviera jonica caratterizzata dalla roccia lavica, con i suoi paesini marinari, fino a Riposto, come potrebbe impreziosirsi e diventare ancora più accattivante ed attraente con la creazione e realizzazione di piccole spiaggette di sabbia nera che, anche se necessiteranno di ricariche per l’erosione del moto ondoso, non avranno problemi di rifornimento, la cui materia prima è garantita!Ovviamente la sabbia dovrebbe essere trattata per ripulirla da presenze di eventuali materiali estranei, e i lapilli dovrebbero essere triturati per ridurli ad una granulometria adeguata, ma l’impegno economico sarebbe decisamente minore, e con in più un ritorno in termini di offerta turistica ed economici molto allettante…..

Trasformare il rifiuto speciale in materia seconda e terza è assolutamente percorribile secondo quanto prevede il regolamento approvato dal Consiglio Europeo, che disciplina i criteri per stabilire quando un rifiuto cessa di essere qualificato tale: End of Waste, e secondo il DM 14 Febbraio 2013, n. 22.

Il Regolamento attua quanto disposto dall’art. 184 ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, che stabilisce che un rifiuto non può più essere considerato tale quando viene sottoposto ad un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:

  1. la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici;
  2. esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
  3. la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
  4. l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. E’evidente che tutto ciò è perfettamente applicabile al prodotto vulcanico in forma di cenere sabbia, e lapilli.
  5. Che cosa bisogna fare per essere in regola?
    – Il produttore deve applicare un sistema di gestione della qualità che preveda il controllo di accettazione dei rifiuti utilizzati, il monitoraggio dei processi e delle tecniche di trattamento, il monitoraggio della qualità dei rottami metallici ottenuti e l’efficacia del monitoraggio delle radiazioni;
  6. -il produttore deve avere personale qualificato preposto al controllo e alla valutazione delle caratteristiche del materiale;
  7. – il produttore deve chiedere il rilascio del certificato di conformità a/ai Regolamento/i di cui sopra a un Organismo preposto alla valutazione della conformità ai sensi del Reg. (CE) n.765/2008;
  8. – il rilascio del certificato è subordinato all’esito positivo di una visita periodica, con cadenza triennale, finalizzata al riscontro dei requisiti stabiliti da detti Regolamenti (UE 333/2011 e/o UE 715/2013).
  9. I quattro sopra elencati, sono adottati in conformità a quanto stabilito dalla disciplina comunitaria, o, in mancanza di criteri comunitari, caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso uno o più decreti del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Peraltro, già nel 2013, Gaetano Monastra, presidente di Confambiente Catania, la federazione delle imprese di trattamento rifiuti della Confcommercio aveva chiesto al vice presidente Gianfranco Vullo,  nella sua qualità di deputato regionale e componente della IV commissione Ambiente e Territorio dell’Ars, di presentare un ordine del giorno che impegnasse il governo nazionale affinché venisse risolto l’annoso “problema” della cenere vulcanica, eliminando lo status giuridico di rifiuto alla cenere vulcanica in occasione degli ormai frequenti episodi parossistici.Quindi anche la realtà imprenditoriale ne è perfettamente consapevole! Allora… ci proviamo?

Arch.Vera Greco

Segretario  della  Sezione Sicilia  dell’Associazione  Italiana  di  Architettura  del Paesaggio

già Soprintendente  ai Beni Culturali e Ambientali  di Ragusa e di Catania

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