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MIGRANTI: L’IPOCRISIA BUONISTA.

12 Maggio 2021

Rino Piscitello

In coda ce ne sono milioni

L’incapacità dei buonisti di avanzare proposte sul fronte delle migrazioni è pari soltanto alla loro convinzione di essere nel giusto.

Loro sono dalla parte dei buoni.

Bisogna prendere tutti, meglio ancora se si riuscisse direttamente a riva.

Quando fai presente che non si possono gestire le ondate di migliaia e migliaia di esseri umani messi su barconi improvvisati dai trafficanti di uomini, ti guardano con occhi increduli.

Quando dici che la precarietà dei barconi e quindi anche il numero dei morti sono direttamente proporzionali alla disponibilità di navi disposte a caricarli a bordo, ti accusano di essere uno sciacallo.

Quando chiedi una seria politica di rimpatri di coloro che non hanno diritto a rimanere, allora hai il cuore di pietra.

Poi ti arrabbi e fai la domanda giusta: quanti pensi che ne verrebbero in Europa se aprissimo le frontiere? Un milione? Cinque milioni? Cinquanta milioni?

E come dovremmo fare a gestirli? Come dovremmo dare loro asilo?

Se dovessimo adottare la strategia buonista, il nostro mondo non esisterebbe più.

Tutti sanno che l’unica strategia per affrontare il fenomeno dell’immigrazione non può che prevedere una scelta dell’intera Unione europea con un blocco navale, una rigorosa politica di redistribuzione e di rimpatri, la scelta di quote di immigrazione utile da prelevare direttamente nei paesi di partenza, nonché grandi investimenti di capitale in quei Paesi.

Solo sapendo di non poter arrivare, quelle carrette del mare deciderebbero di non partire non rischiando quelle vite e solo un mondo davvero solidale può interrompere il fenomeno delle grandi migrazioni.

Il buonismo ipocrita scarica le coscienze, ma uccide.

Il realismo solidale è molto più difficile, ma è davvero un’altra cosa.

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