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MUSUMECI: DICHIARARE STATO D’EMERGENZA SU SBARCHI

10 Agosto 2021

Francesco Cimò

Ma la Lamorgese continua a non capire

Nei giorni scorsi il Presidente della Regione, Nello Musumeci, aveva nuovamente lanciato l’allarme sulla grave situazione dei migranti.

«La Sicilia – aveva detto Musumeci – continua a essere presa d’assalto dagli sbarchi e le politiche nazionali non riescono a bloccare questo criminale commercio di carne umana. E l’Europa guarda complice e silente.».

«Mi appello – proseguiva il Presidente della Regione – al presidente Draghi: serve un segnale forte e ormai può venire solo da lui. Faccia quello che non ha voluto fare chi l’ha preceduto e dichiari lo stato di emergenza per gli sbarchi. Gli hotspot al collasso e le persone ammassate l’una sull’altra non possono essere nascoste e lasciano trasparire l’immagine forte di un’accoglienza finta che non rispetta la dignità dell’uomo.».

La ministra dell’Interno risponde ieri dimostrando di non aver compreso la gravità della situazione: “L’emergenza ci sarebbe – sostiene la Lamorgese – se rimanessero tutti in Sicilia, cosa che non è perché molte volte, fatta la quarantena sulle navi, vengono distribuiti sul territorio”.

A questa dichiarazione replica il Presidente della Regione: «Secondo il ministro Lamorgese in Sicilia non c’è emergenza perchè i migranti che arrivano vengono trasferiti dall’Isola, dopo la quarantena fatta su quelle navi che – va ricordato – lo scorso anno proprio io ho proposto di approntare. A differenza del ministro, continuo a ritenere necessaria la dichiarazione dello “stato di emergenza”. Non per una mia suggestione, ma per il numero complessivo dei migranti sbarcati, per la condizione sanitaria determinata dal Covid19, per la gestione pre e post quarantena degli arrivi, per l’impatto che esercita sul tessuto socio-economico. Dichiarare lo stato di emergenza – continua Musumeci – non è una richiesta ideologica o improntata a uno scontro tra Stato e Regione (oggi più che mai dannosa). Vuol dire semplicemente prendere atto della realtà e provare a dare un segnale forte, soprattutto a quel sistema di istituzioni comunitarie che non riesce e non vuole affrontare in modo compatto e autorevole il rapporto con il Sud del mondo. Fingendo di non capire che di quel Sud la Sicilia è la porta».

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