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DUE TERZI DEI 209 MILIARDI DEL RECOVERY FUND SPETTANO AL SUD

4 Gennaio 2021

Rino Piscitello

Ogni euro in meno è un furto e non dobbiamo consentirlo

next generation eu coesione territoriale

Come promesso torniamo sulla questione dei fondi europei del Recovery Fund (o più correttamente Next Generation EU).

Si tratta di 208 miliardi e 800 milioni che l’Unione Europea destinerà all’Italia nei prossimi tre anni per contribuire a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia del coronavirus.

81 miliardi sono a fondo perduto e 127 sono invece un prestito trentennale a tasso ridottissimo.

Ma perché l’Europa ha concesso all’Italia questa cifra straordinaria (ricordiamo che il nostro Paese è quello che riceverà più fondi in assoluto)?

Come mai per la prima volta l’Italia anziché essere un Paese contributore netto (ossia che dà più di quello che riceve) è diventato un Paese percettore netto (ossia che riceve più di quello che dà)?

Sulla base della popolazione all’Italia sarebbero toccati più o meno 100 miliardi (ossia meno della metà dei 209 assegnati).

Il nostro Paese è stato quello che ha subito di più nella fase iniziale i danni della pandemia, ma questo da solo non basta di certo a giustificare la differenza.

Vediamo quindi quali sono i criteri sulla base dei quali vengono concessi contributi e finanziamenti del Next Generation.

Questi criteri sono chiarissimi: Tenore di vita, dimensione e livelli occupazionali.

E poi il criterio che in Europa è sempre stato la guida di ogni programma, ossia la Coesione Territoriale; la volontà di ridurre il divario tra le aree deboli in termini economici e occupazionali e il resto dei territori.

In particolare i fondi Next Generation intendono privilegiare le aree regionali “in funzione della gravità delle conseguenze socio-economiche della crisi, tra cui il livello della disoccupazione giovanile e la prosperità relativa.”

E quindi la ragione principale dell’assegnazione dei fondi è l’impegno per il superamento del divario tra il Nord e il Sud del Paese.

Si tratta  di un occasione straordinaria che non può essere perduta.

Si presupponeva che tutte le forze politiche del Paese comprendessero la grandezza della sfida e non si facessero influenzare ancora una volta dai poteri forti del Nord che vedono al Sud soltanto un grande mercato per le loro merci.

E invece il Governo Conte e i partiti che lo sostengono hanno preparato delle bozze che prevedono di assegnare al Sud soltanto il 34% dei fondi sulla base del criterio della popolazione residente.

E a guardare bene anche quel 34% non è garantito almeno per due ragioni:

  1. molte misure sono di carattere generale e non prevedono ripartizioni territoriali al loro interno, e quindi come sempre verrebbe privilegiato il Nord;
  2. molti interventi previsti per il Sud sono di carattere sostitutivo, cioè sono misure già finanziate per le quali si sostituirebbero soltanto le fonti di finanziamento.

Si tratta di uno scippo senza precedenti che occorre impedire a tutti i costi. 

I Presidenti delle regioni meridionali sono già intervenuti, ma il Governo finora non ha tenuto conto di nessuna proposta regionale.

Concordiamo con le dichiarazioni del Vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, nella Conferenza Stampa di fine anno: i fondi di Next generation EU devono servire per un grande piano di investimenti infrastrutturali in Sicilia e nel Mezzogiorno. Infrastrutture materiali (Ponte sullo Stretto, aeroporti, autostrade, ecc…) e immateriali (digitale, banda larga, ecc…).

Al Sud a nostro parere devono andare non meno dei due terzi di tali fondi.

L’occasione è storica ed è irripetibile: dopo 160 anni è possibile ridurre fortemente il divario tra il Sud e il Centronord.

Chi non si impegna per questo, vuole spaccare l’Italia.

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