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PEPPINO IMPASTATO UCCISO QUARANTASEI ANNI FA

NEL RICORDO DELLE VITTIME DELLA MAFIA DI QUALSIASI APPARTENENZA POLITICA

9 Maggio 2024

Rino Piscitello

Peppino Impastato, la notte tra l’8 e il 9 Maggio del 1978 fu ucciso dai sicari mafiosi della famiglia di Tano Badalamenti.

Questa semplice verità che era chiara sin da subito a familiari e compagni di Peppino, impiegò un tempo eccessivamente lungo per diventare verità processuale e condanne.

Nelle settimane che precedettero la sua morte Peppino Impastato era impegnato nella campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Cinisi dove i cittadini lo elessero significativamente da morto nella lista di Democrazia Proletaria.

Peppino Impastato, 30 anni, proveniva da una famiglia mafiosa alla quale si era ribellato rompendo i rapporti anche con il padre e assieme ad alcuni giovani del Paese aveva fondato Radio Aut, una radio libera autofinanziata.

I mafiosi tentarono di infangarne l’immagine dopo morto inscenando un attentato del quale sarebbe stato responsabile. Poi si provò ad accreditare l’ipotesi del suicidio. Ma alla fine fu chiara la mano mafiosa.

La mafia uccise Peppino Impastato perché denunciava i traffici leciti e illeciti della famiglia mafiosa di Cinisi e segnatamente di Gaetano Badalamenti che in quel tempo non era solo il patriarca della sua famiglia ma il capo indiscusso di Cosa Nostra.

Tante sono state le vittime della mafia e dobbiamo ricordarle una per una.

Appartenevano a tutte le aree politiche e nessuno deve provare a strumentalizzarle, soprattutto in campagna elettorale.

I mafiosi hanno sempre trovato complici a destra, al centro e a sinistra e allo stesso modo in tutte queste aree vi sono stati eroi antimafia.

Come è successo in tutte le categorie e persino tra le forze dell’ordine.

Rispettare e ricordare gli eroi e disprezzare i mafiosi. Questo è il nostro compito.

Chi impiega i nostri morti nella battaglia politica odierna, fa loro un gravissimo torto.

Basta con l’antimafia di facciata.

Gli eroi antimafia caduti in questa lotta appartengono alla storia, al presente e al futuro di tutti gli italiani, non alle loro piccole scaramucce di parte.

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