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PONTE, PORTI, ALTA VELOCITÀ: LO SVILUPPO DELLA SICILIA

CONVEGNO DEL GRUPPO MEZZOGIORNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DELL'ANCE.

16 Aprile 2024

Rino Piscitello

Ponte sullo Stretto

In queste settimane, in troppi dal Nord sono venuti in Sicilia a spiegarci perché il Ponte non serve, è inutile e per risolvere i problemi basta fare dei traghetti più veloci.

Noi non pensiamo che siano in malafede, almeno la maggioranza di loro. Crediamo semplicemente che siano ignoranti o che non gliene frega niente di studiare le reali necessità della nostra isola.

Il Ponte non serve soltanto a fare prima per i siciliani a raggiungere il continente e ai turisti a raggiungere la Sicilia.

Certo, serve anche a questo.

Non si capisce infatti perché per andare a Roma dalla Sicilia bisogna impiegare dodici ore e per la stesa distanza dal Nord ce ne vogliono meno della metà. Ma non è la questione fondamentale.

Il Ponte serve allo sviluppo economico della Sicilia.

Per capirlo, basta leggere le premesse che il gruppo Mezzogiorno dei giovani imprenditori dell’Ance fanno in occasione del X Convegno “Sud d’Italia, Nord del mondo: infrastrutture, portualità e Zes: asset strategici per lo sviluppo” che si terrà venerdì prossimo, 19 aprile, alle ore 14, a Catania, presso Palazzo Biscari.

“Da quando è scoppiata la crisi del Canale di Suez, – dicono i giovani dell’ANCE – ogni giorno circa 2 milioni di container “cercano casa” nel Mediterraneo. Se Rotterdam è il porto ideale per la logistica (infatti, con una sola operazione il container viene sbarcato dalla nave e, tramite il nodo logistico intermodale, viene caricato su treno veloce e portato a destinazione), purtroppo il Mediterraneo è privo di strutture del genere. Però, dalla fine del 2023 Rotterdam ha perso dal 6 al 10% del solito traffico, quota che si è riversata nel Mare Nostrum.

Infatti, per compensare i maggiori costi di trasporto, caro-noli e assicurazioni, gli armatori preferiscono accorciare le rotte della catena logistica e del valore: quotidianamente 40 navi continuano ad attraversare Suez, mentre altre 30 compiono il periplo dell’Africa e rientrano nel Mediterraneo dallo Stretto di Gibilterra. Si tratta, dunque, di settanta meganavi al giorno, molte delle quali ora fanno scalo nei pochi porti “transhipment” disponibili (Algeciras, Valencia, Barcellona, Vado Ligure e Gioia Tauro), dove, mancando il collegamento con la ferrovia,  i container vengono trasferiti su navi più piccole che provvedono alla consegna in porti minori, per lo più del Sud Italia. Dove, purtroppo, i tempi si allungano.

Ecco perchè tutti i maggiori armatori e operatori della logistica internazionali chiedono con forza di attrezzare rapidamente gli scali del Sud Italia con piattaforme logistiche, nodi intermodali e collegamenti ad una ferrovia veloce che porti fino al Nord Europa. Insomma, per dirla con una provocazione, il Nord del mondo chiede tanti “Rotterdam” al Sud Italia.”

È quello che il nostro giornale ripete da anni. Con il raddoppio del Canale di Suez e adesso con la sua crisi e l’aumento dei traffici internazionali di merci, ai grandi operatori commerciali di trasporto non conviene più arrivare nei porti del Nord Europa, a partire da Rotterdam.

Tutti cercano porti nel Mediterraneo collegati con tutta l’Europa.

I porti siciliani, a partire da quello di Augusta, sono esattamente quello che a loro serve.

A condizione che i porti si modernizzino (e un grande sforzo in questa direzione si sta facendo), che si realizzi il Ponte sullo Stretto e che vi sia l’Alta Velocità ferroviaria per fare arrivare quelle merci in tutta l’Europa.

Non è in gioco un’ora del nostro tempo, comunque fondamentale.

È in gioco il futuro della Sicilia, e chi non lo capisce è nostro nemico.

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