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PONTE SULLO STRETTO: NON ASPETTIAMO PIÙ

26 Luglio 2021

Rino Piscitello

O si realizza o si indirà il referendum

La vicenda del Ponte sullo Stretto è davvero diventata una farsa.

L’ex ministra Paola De Micheli aveva incaricato di studiare la realizzabilità dell’opera a una commissione di tecnici, e tutti sanno che quando un ministro non sa che pesci prendere istituisci una commissione.

Ma la commissione ha poi dato una valutazione positiva sulla realizzabilità.

Il ministro Giovannini, che non ha mai preso una posizione in merito, pur essendo il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, ha annunciato che a breve la relazione della Commissione arriverà in Parlamento.

Ma questo, dopo mesi, non è ancora successo.

Ha anche detto che il Ponte non si sarebbe potuto fare con i soldi del Recovery Plan perché il completamento dell’opera non rientrava nei tempi previsti dalla Commissione europea per quei finanziamenti.

Il governo poi non è intervenuto per inserirlo nel cosiddetto fondo complementare.

Draghi peraltro non ha mai detto una parola sul tema.

È ovvio che si tende a perdere tempo e a fare slittare la proposta.

Ma il tempo non è una variabile indipendente e nel frattempo i giochi si concludono.

Abbiamo spiegato più volte che con il raddoppio da pochi anni del Canale di Suez e con la previsione di un suo ulteriore allargamento, il Mediterraneo acquista una centralità che forse non ha mai avuto in tempi recenti.

Gran parte del commercio internazionale e tutte le grandi compagnie di navigazione specializzate in portacontainer hanno interesse a non utilizzare più la rotta che passa attraverso lo stretto di Gibilterra e a individuare rapidamente grandi hub portuali nel Mediterraneo nei quali scaricare le merci e dai quali distribuirle su tutto il territorio europeo. Attraverso questo percorso si risparmierebbero molti giorni di navigazione e quindi si ridurrebbero fortemente i costi.

Se in un tempo rapido venisse realizzato il Ponte, si investisse sul Porto di Augusta e sull’intero sistema portuale della Sicilia, comprendendo i porti di Pozzallo e di Gela, e si prevedesse l’arrivo dell’alta velocità vera in Sicilia, è ovvio che la nostra isola si ritroverebbe al centro dei traffici portuali del Mediterraneo e verrebbe contesa da tutte le grandi compagnie di navigazione.

Prioritario quindi non è realizzare il Ponte sullo Stretto, bensì realizzarlo urgentemente.

La Sicilia non può più aspettare e soprattutto non intende più aspettare.

Il tempo massimo è stato superato ed è ora di prendere le contromisure.

Se entro l’anno solare non verrà assunta la decisione di realizzare il Ponte, i parlamentari regionali siciliani saranno legittimati a mettere in moto un’iniziativa referendaria consultiva in Sicilia per dimostrare il favore dei siciliani nei confronti dell’opera.

Questo renderebbe insostenibile la melina del governo nazionmale e innescherebbe un percorso che non potrebbe più essere fermato.

La fattibilità tecnica esiste, si tratta ora soltanto di determinare la disponibilità politica.

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