La vicenda sembrerebbe uno sketch di Giovanni Cacioppo, comico gelese che su Zelig iniziava i suoi monologhi con: “Eravamo io, mio cognato Carmelo, Gaetano e Rocco testa di cane”, e invece si tratta della cruda, brillante e surreale cronaca spicciola di una giornata di ordinaria amministrazione all’ombra dell’Etna. Perché esistono geni incompresi che dedicano una vita intera alla pianificazione di colpi perfetti, e poi ci sono gli “eroi del quotidiano”, quelli che decidono di trasformare un semplice adempimento in una stand-up comedy memorabile.
Il protagonista di questa mirabolante avventura è un operatore del settore degli stupefacenti, attivo nel quartiere Picanello a Catania, fresco di scarcerazione e con una gran voglia di mettersi subito in regola con lo Stato. La magistratura gli aveva concesso una seconda chance, imponendogli soltanto una piccola formalità: presentarsi regolarmente in commissariato per firmare il registro della presenza. Un gesto banale, un’incombenza da sbrigare in un quarto d’ora. Ma perché limitarsi a fare le cose con discrezione quando si può organizzare un ingresso trionfale negli annali della criminalità locale?
Il nostro uomo ha pensato bene di presentarsi all’appuntamento con la giustizia in sella a un vero e proprio pezzo di storia della cultura popolare italiana celebrata anche dai Lùnapop, una Vespa 50 Special. Un’icona del costume, un simbolo di libertà e spensieratezza immortale nella memoria collettiva. Peccato che l’approccio alla sicurezza stradale del premuroso cittadino fosse leggermente disinvolto: chioma al vento, nessun casco protettivo e un’andatura fiera che non poteva certo passare inosservata agli occhi degli agenti in servizio. Gli ufficiali, vedendo arrivare un uomo a capo scoperto a bordo di un veicolo sfornito persino della targa in vigore e dotato soltanto del vecchio e nostalgico targhino, hanno comprensibilmente deciso di invitarlo a un colloquio d’approfondimento prima ancora che potesse impugnare la penna per la firma di rito.
A quel punto si è aperta la fase dei chiarimenti, dove il talento creativo del fermato ha toccato vette memorabili. Alla richiesta di esibire patente e documenti di circolazione, l’uomo ha risposto con la serenità di chi sente di non aver nulla da nascondere, spiegando che stava semplicemente andando a firmare e chiedendo quale fosse il problema. Con spregiudicata sicurezza ha assicurato che la moto apparteneva a suo padre e che tutta la documentazione era perfettamente in ordine, aggiungendo una giustificazione per la mancanza del documento di guida, a suo dire dimenticato a casa in un momento di comprensibile distrazione. Peccato che dai successivi riscontri sia emerso un dettaglio secondario: il guidatore non aveva mai conseguito la patente.
I nodi si sono ingarbugliati ulteriormente quando le forze dell’ordine hanno posato gli occhi sul libretto di circolazione mostrato con orgoglio. Il documento era in effetti autentico e regolarissimo, con un solo piccolo margine di errore: apparteneva a un Apecar a tre ruote. L’unico elemento di contatto tra il foglio di carta e la scintillante due ruote era il marchio della casa produttrice, un dettaglio che evidentemente al guidatore pareva più che sufficiente per superare qualsiasi controllo. A completare il quadro di questa spettacolare esibizione ci si è messa la totale assenza di un’assicurazione, una mancanza inevitabile per un mezzo privo della targa prevista dalle norme vigenti.
Il climax narrativo è stato però raggiunto quando gli agenti hanno deciso di inserire il numero di telaio del veicolo all’interno dei terminali della Banca Dati della Polizia. La risposta degli elaboratori elettronici ha spalancato le porte a un salto temporale clamoroso. La bellissima Vespa bianca, una volta di colore blu, risultava rubata la bellezza di quarantadue anni fa. La denuncia di furto era stata formalizzata nel lontano 1984 a Milano, nell’epoca dei Duran Duran, delle spalline imbottite e dei walkman a cassette. Il prezioso ciclomotore ha cambiato colore, incrociato generazioni e superato epoche storiche per oltre quattro decenni, per riemergere candidamente davanti all’ingresso di un commissariato di polizia catanese.
L’epilogo per lo “sfortunato” guidatore si è tradotto in una nuova denuncia per il reato di ricettazione, a cui si sono aggiunti cinquemila euro di sanzioni amministrative per l’impressionante collezione di violazioni al Codice della Strada accumulate. La Vespa, un gioiellino d’epoca che sul mercato dei collezionisti può valere tranquillamente tra i cinque e i seimila euro, è stata sottratta alla disponibilità del conducente ed è stata avviata la procedura per rintracciare il legittimo proprietario.
La telefonata giunta a Milano ha avuto un sapore del tutto surreale: dall’altra parte della linea il proprietario ha accolto la notizia del ritrovamento con comprensibile sbalordimento, chiedendo in quale comando del capoluogo lombardo dovesse recarsi per riprendere il proprio mezzo. Gli agenti hanno dovuto correggere il suo raggio d’azione, informandolo che per riabbracciare il veicolo avrebbe dovuto organizzare una trasferta a Catania. Una storia che dimostra come il destino possieda un senso dell’umorismo impareggiabile, capace di trasformare un controllo di routine in una commedia da consegnare ai posteri.
P.S. Neanche le leggendarie avventure di Cacioppo, suo cognato Carmelo, Gaetano e Rocco testa di cane andavano mai a finire bene: tra piani sbilenchi e colpi di scena surreali, il finale catastrofico era sempre dietro l’angolo.





