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QUEL MALEDETTO 2020 CHE FATICHEREMO A SUPERARE

21 Giugno 2021

Umberto Riccobello

Dati dal rapporto sull’economia della Sicilia di Bankitalia

Nel 2020 il PIL siciliano si è ridotto dell’8,4%.

La riduzione è stata in linea con quella nazionale (8,9%).

Ma un corpo robusto, che perde un undicesimo del suo volume, dimagrisce; un corpo debilitato, invece, deperisce.

Per questo sarà molto difficile superare la crisi del 2020 che si unisce a quella successiva al 2008 che aveva già segnato un’ulteriore frattura tra il Nord e il Sud del Paese.

Il quadro abbastanza drammatico della situazione lo dà il rapporto sull’economia siciliana presentato nei giorni scorsi da Bankitalia dal quale provengono i dati elencati.

Nel 2020 le esportazioni di merci siciliane sono diminuite del 24,2%.

La dinamica dell’occupazione ha fortemente risentito della pandemia e delle misure volte al suo contenimento.

In base ai dati Istat l’occupazione nell’isola è diminuita in media dell’1,1% (quasi 15.000 persone in meno).

E il tasso di occupazione per gli individui tra i 15 e i 64 anni è al 41,0% in raffronto al dato nazionale del 58,1%.

Il tasso di attività per la popolazione tra i 15 e i 64 anni, tra i più bassi nel confronto con le altre regioni italiane, è sceso di 1,5 punti percentuali al 50,1 per cento contro il 64,1 della media nazionale.

E la crescita dell’inattività ha colpito in particolare i giovani (inferiori ai 35 anni) e le donne che, da sole, rappresentano poco meno dei due terzi del totale delle persone inattive.

Nel 2020 il numero di ore autorizzate di cassa integrazione guadagni in regione è stato pari a oltre 92 milioni (un valore dieci volte superiore a quello del 2019). 

Il numero totale di ore di CIG autorizzate in regione nel 2020 corrisponde all’orario di lavoro di circa 81.900 lavoratori a tempo pieno per un anno. Dai dati sul 2021 si osserva un nuovo ampliamento del ricorso ai regimi di integrazione salariale; complessivamente nei primi quattro mesi dell’anno sono state già autorizzate circa 45 milioni di ore.

Il reddito disponibile delle famiglie siciliane, che in termini pro capite è pari a meno di tre quarti di quello medio italiano, nel 2020 si è ridotto, rispetto all’anno precedente, di circa il 2,7 % a prezzi costanti.

La crisi sanitaria ha determinato, oltre a un aumento degli individui in famiglie senza reddito da lavoro, anche un’ulteriore crescita di quelli in nuclei particolarmente esposti al rischio occupazionale, perché il loro reddito proviene unicamente da lavoro dipendente a tempo determinato o da trattamento di integrazione salariale; la quota di individui che vive in tali nuclei è cresciuta a circa l’11% (7% in Italia).

Per contro, l’incidenza degli individui in famiglie a minor rischio occupazionale (con almeno un reddito da lavoro dipendente a tempo indeterminato non interessato da trattamenti di integrazione salariale) è diminuita nel 2020 rispetto all’anno precedente a quasi il 51%, rimanendo distante dalla media italiana del 68%.

Si stima che le famiglie raggiunte da reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza e reddito di emergenza a dicembre 2020 fossero circa il 13,8% delle famiglie residenti (6,1% in Italia).

L’emergenza sanitaria e le conseguenti misure di contenimento della pandemia hanno avuto profonde conseguenze sui consumi delle famiglie siciliane che nel 2020 si sono ridotti dell’11,3 per cento a prezzi costanti rispetto all’anno precedente interrompendo la fase di moderata ripresa avviatasi nel 2015.

In base a stime recenti, aggiornate al 2019, la ricchezza netta delle famiglie siciliane ammontava a 442 miliardi di euro; dopo un lungo periodo di riduzione in atto dalla fine del 2011, la ricchezza è tornata a crescere lievemente grazie al contributo positivo delle attività finanziarie, che ha controbilanciato il calo del valore delle attività reali.

L’aumento in Sicilia è stato più contenuto di quello registrato a livello nazionale; si è quindi ulteriormente allargato il divario negativo tra la regione e la media nazionale.

La pandemia ha determinato nel 2020 un drastico calo delle presenze turistiche nell’isola, che nelle strutture ricettive si sono contratte del 56,2 per cento rispetto all’anno precedente. Il calo ha interessato sia la componente domestica sia, in misura più marcata, quella estera, che nel 2019 rappresentava la metà delle presenze in regione.

Il numero di occupati nel comparto si è ridotto del 17 per cento, un calo più intenso che negli altri settori. Sulla contrazione ha inciso soprattutto la componente a termine, diminuita del 40,6 per cento, mentre l’impatto sull’occupazione permanente è stato mitigato dal blocco dei licenziamenti e dal ricorso alla cassa integrazione guadagni.

Da questi dati si evince con chiarezza che non sarà semplice superare la crisi che nel 2020 ha colpito l’economia siciliana e che ha continuato nel 2021.

Per superarla occorrono diseguaglianze uguali e contrarie a quelle avvenute finora.

Occorrerebbe che l’intera nazione affrontasse la crisi del mezzogiorno e della Sicilia come emergenza nazionale, senza furbizie e dimenticando gli egoismi.

Per superare il divario economico, sociale e infrastrutturale occorre che il Nord del Paese paghi dei prezzi consistenti che, non bisogna dimenticare mai, sarebbero comunque inferiori a quelli determinati da una rottura dell’unità nazionale che potrebbe verificarsi a fronte del persistere del confronto tra territori e cittadini di serie A e territori e cittadini di serie B.

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